Legionella negli uffici giudiziari? Le voci si rincorrono: chiesta trasparenza

Massimo Battaglia, segretario generale della Federazione Confsal-Unsa, scrive anche al ministro. "Finora nessuna risposta"

LECCE – Legionella negli uffici giudiziari di Lecce? Voci. Si rincorrono da mesi, con insistenza, nei corridoi, e riguarderebbero una persona in servizio presso il tribunale penale di viale Michele De Pietro. Condizionale d’obbligo, dunque, così come d’obbligo è, però, anche la richiesta di chiarimenti e rassicurazioni. E allora, ci sono o non ci sono episodi di diffusione della cosiddetta Malattia del Legionario? 

Massimo Battaglia, segretario generale della Federazione Confsal-Unsa, rompe gli indugi da Roma e svela al grande pubblico quest’inquietante eventualità di cui si parla da tempo sottovoce in un gruppo più ristretto. E lo fa andando a gamba tesa. Perché il problema è proprio l’assenza di comunicazioni. Eppure, le sollecitazioni sono state diverse, nel tempo, incentrate tutte su un’unica richiesta: smentire o accreditare tali voci.

"Finora reticenze e silenzi"

Non usa quindi oggi mezzi termini, Battaglia, che parla di “reticenze e silenzi incomprensibili riguardo alla tutela della salute e alle relazioni sindacali: le nostre richieste di chiarimenti su possibili casi di legionella a carico di dipendenti sono state totalmente ignorate”.

 “Da tempo – spiega Battaglia - circolano tra il personale voci insistenti e concordanti riguardo alla possibile presenza di contagio da legionella. Dopo due lettere strettamente riservate agli uffici leccesi, ho scritto infine al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, alla Corte di appello e alla Procura generale di Lecce e al Visag di Bari, che è il servizio di vigilanza ministeriale sull'igiene e sicurezza”.

Visto che finora non vi sarebbero stati riscontri precisi e dettagliati, qualora la notizia fosse fondata, Battaglia puntualizza come non si sappia nemmeno se siano stati effettuati controlli e bonifiche sui mezzi di diffusione del contagio. Fra questi vi sono climatizzatori e impianti e serbatoi d’acqua.  

Proprio a un impianto di condizionamento (in quel caso di un hotel), laddove si annidava, si dovette la scoperta del batterio vettore della patologia, che attacca l’apparato respiratorio. Avvenne sul calare degli anni ’70 del XX secolo, dopo che un gruppo di oltre duecento veterani dell’American Legion su 4mila, riunitosi in un hotel di Philadelphia, iniziò a manifestare gravi sintomi di un male oscuro. Ben trentaquattro fra loro morirono. Da qui anche il nome di Malattia del Legionario.

"Bisogna rispettare le regole"

“Superfluo sottolineare – conclude Battaglia – la delicatezza sanitaria e istituzionale della questione, quanto al rischio sia per i dipendenti sia per tutti i cittadini. Dobbiamo concludere che nel regno della giustizia non si rispettano le regole, fosse anche di sola cortesia o di rasserenamento degli animi e delle preoccupazioni? Certo è che a nostro sfavore non si rispettano le relazioni sindacali e l'informazione sulla salute – conclude -, e presto dovremo agire a tutela del personale e nella normativa esistente”.

E’ stata la segreteria regionale della Confsal-Unsa a segnalare a quella generale le notizie circolanti con insistenza nel tribunale leccese. E per evitare inutili allarmismi, finora la questione non è mai stata resa di pubblico dominio. Ma dopo varie richieste avanzate (30 agosto e 6 settembre), pare che i capiufficio interpellati non abbiano risposto e che sia arrivata solo una nota del dirigente della Corte d’appello, negando, comunque, di essere a conoscenza del fatto, per quanto non sarebbe l’organo direttamente competente in materia di sicurezza e salute. Insomma, i dubbi permangono, l’esigenza di trasparenza pure. Anche perché il brusio sull’argomento, negli ambienti giudiziari, non si è ancora affievolito.    

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