Ladri come un tifone in due case, in una sfasciano le porte chiuse

Razzie a Lequile. In via San Cesario presi gioielli. Fallito il colpo in via Padre Diego, ma qui hanno provocato danni ingenti. Piuttosto che demordere, hanno iniziato a spaccare tutto. Messi in fuga da alcuni passanti

Nelle foto, i danni provocati in una delle abitazioni colpite a Lequile.

LEQUILE – Porte prese a calci. Con rabbia e fretta. La fretta dettata dal suono di quell’allarme che rimbalzava sui timpani e che da un lato suggeriva di chiudere i conti alla svelta e svignarsela, dall’altro di continuare a oltranza fin dove possibile, nella speranza di un bottino. Dilemma da ladri quasi colti in fallo, ma duri a lasciarla vinta.

Prima è crollato l’ingresso esterno. Poi si sono trovati di fronte a una sorta di labirinto chiuso. Non se l’aspettavano. Zona notte, studio e salone, tutti serrati a chiave. A quel punto, è iniziata una sorta di demolizione in stile “destrutturo e non ci guadagno”. Facendo il verso a un noto format televisivo. Ma c’è poco da scherzare. Uno, perché per un furto non consumato, è rimasto comunque lo smacco difficile da digerire di costosi danni. Due, perché, in ogni caso, in un’altra abitazione la razzia è avvenuta, eccome. Da lì, va detto, sono scappati con il carico di gioielli.

Il primo furto è riuscito: via con i gioielli

Ma andiamo con ordine. La piazza è quella di Lequile, alle porte di Lecce. Dove i carabinieri della stazione di San Pietro in Lama hanno avuto il loro bel da fare, fra sopralluoghi e testimonianze da ascoltare. I ladri, ieri pomeriggio, sono passati in zona famelici come avvoltoi e dannosi come un tifone. Si suppone che il primo furto sia stato quello riuscito. E’ avvenuto sulla via per San Cesario di Lecce. Casa di una donna anziana, di 80 anni, trasferitasi verso località marine.

Qui, i banditi hanno agito indisturbati. Nessun allarme, hanno forzato l’uscio e avuto almeno mezzora di tempo per perlustrare tutta l’abitazione, salendo persino sull’armadio della stanza da letto. Si sa mai, una piccola cassaforte nascosta, qualche prezioso al di fuori di sguardi indiscreti. Hanno comunque trovato diversi gioielli, i malviventi. Ma, nonostante l’incasso, non si sono sentiti appagati. Così, si sono diretti altrove. Scegliendo via Padre Diego. E qui, hanno lasciato – è il caso di dire – il segno.

Il secondo no. Ma i danni sono ingenti

In una villetta, si sono fatti a largo a calcioni, assestati con totale noncuranza. Una foga che sottolinea alla perfezione questi tempi malati e drogati. Non bastasse la violazione degli spazi intimi, anche la distruzione. Uno sfacelo. Nemmeno i ladri, viene da pensare, sono più quelli di una volta, quasi avvolti da un alone romantico, da novella: mascherina guanti, arnesi, agili a destreggiarsi nel silenzio dell’oscurità. Roba superata. Si agisce all’una di pomeriggio, spaccando tutto, avanzando a oltranza anche mentre risuona isterico nell’aria un antifurto che preannuncia possibili guai.

Alcuni passanti sono intervenuti

Guai? Chi fa caso a un antifurto che urla, d’estate, nell’afa di oltre 30 gradi all’ombra? Alcuni passanti. E' una zona in pieno centro, di passaggio. Sono stati loro, più dell’antifurto, a fare da deterrente. Hanno sentito accavallarsi più rumori. Quello di porte che venivano giù devono essere stati i più preoccupanti. Hanno intuito cosa stesse avvenendo e si  sono affacciati con coraggio. Uno ha iniziato a gridare: “Chiamo la polizia”.

Uno di loro era a volto scoperto, si è allontanato in fretta. Un italiano, a giudicare dalle fattezze (di sicuro, di carnagione chiara), e come tale è stato descritto ai carabinieri, arrivati poco dopo sul posto (la chiamata è stata fatta al 113, ma per competenza territoriale è stata smistata all’Arma). Il dubbio: e se c’entrasse qualcosa la banda di foggiani fermata nel frattempo a Lido Marini? Ipotesi. Solo un’ipotesi. Ma da non scartare. Di sicuro, molti indizi portano verso bande provenienti da fuori, che puntano verso case ritenute vuote, ma che non conoscono bene le abitudini dei proprietari. 

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Occhi aperti e attenzione ai rumori sospetti

La proprietaria, intanto, riceveva in automatico preoccupanti sms sul suo cellulare. Un’insegnante, anche lei al mare. E’ tornata in fretta a Lequile. Ha constatato come non fosse stato rubato nulla. Argenteria e altri gioielli: non c’è stato tempo di cercarli. E ora è stato tutto, ovviamente, portato in un luogo sicuro. Così come le porte riparate e le misure di sicurezza, in generale, rafforzate. Resta l’incubo, che vive chiunque sia stato vittima di un furto: torneranno? Un tormento che sembra un virus, capace di insinuarsi nel vicinato: e se domani toccasse a me? Occhi aperti a Lequile e dintorni. Occhi aperti, in genere. Questo è il periodo critico.  

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