Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Inferno davanti alla masseria: oltre 500 balle di fieno in fiamme, danni per migliaia di euro

Vigili del fuoco all'opera in agro di Lequile, presso un'azienda agricola. Un operaio avrebbe udito un boato prima del rogo, ma è ancora presto per dire se l'atto sia doloso. Sul posto anche i carabinieri della stazione di San Pietro in Lama per le indagini

Foto di Antonio Quarta.

LEQUILE – Lo sfondo, un cielo notturno nero come la pece. Intorno, distese di campagne a perdita d’occhio rischiarate dal rosso vivo di un fuoco immenso e incontrollato. In alto, ampie volute grigiastre di fumo. Le hanno viste in decine, fra gli automobilisti di passaggio intorno alle 21 di questa sera lungo la strada provinciale 125 che collega San Donato di Lecce a Copertino. E le chiamate al 115, numero della centrale operativa del comando provinciale di Lecce, si sono accavallate. Una dietro l’altra, a distanza di secondi, per raccontare l’inferno davanti agli occhi.

Cinquecento, forse seicento quadriballe di fieno da 4 quintali ciascuna, destinate ai bovini d'allevamento, hanno preso fuoco, all’improvviso. Sprigionando un’energia devastante. Una forza in grado di buttare giù una palazzina. Fortuna che edifici, nelle vicinanze, non ce n’erano. Fatta eccezione per Masseria Piccinni, lo stabile nei pressi della quale erano state accatastate.

La vecchia costruzione rurale, comunque, era lontana quanto basta per non essere intaccata dal rogo. Le balle, però, sono andate irrimediabilmente perdute. Il danno è da quantificare, ma potrebbe superare le decine di migliaia di euro, non coperti d'assicurazione.

Per i vigili del fuoco che inizialmente hanno raggiunto la località con più mezzi (sono poi rimasti ancora a tarda ora un’autobotte e un’autopompa), è iniziata una vera e propria battaglia, idranti alla mano, per sfidare e sconfiggere le lingue di fuoco. Ma sarà una notte lunga e forse neanche all’alba la grande pira sarà estinta del tutto. Nel caso di incendi di queste dimensioni, il fumo si leva dalle cataste incenerite anche per giorni.

Masseria Piccinni è un edificio circondato da un ampio terreno privato. Ospita un’azienda agrozootecnica. Vi si accede tramite una via interpoderale che si diparte dalla provinciale. Sorge in agro di Lequile, ma il proprietario è un imprenditore agricolo copertinese, Antonio Russo, che è stato avvisato da un suo operaio, un uomo di nazionalità indiana. Saranno da valutare in particolare le impressioni di quest’ultimo che, prima di scorgere fumo e fiamme, avrebbe udito un boato.

Un atto doloso? Troppo presto per dirlo. I vigili del fuoco per il momento non hanno trovato tracce particolari. I carabinieri della stazione di San Pietro in Lama, competenti per territorio e giunti per un sopralluogo, non hanno elementi sui quali indagare. Bisognerà attendere la luce del giorno per cercare quello che eventualmente il buio nasconde. Semmai dovesse restarne traccia.    

Non è però da escludere neanche l’autocombustione. Il fenomeno non è insolito proprio nel caso di grandi balle ammucchiate una sull’altra e in presenza di una forte umidità come quella che si sta registrando nelle ore serali in tutto il Salento. S’innesca un processo chimico per cui il surriscaldamento per ossidazione degli idrocarbonati può portare a temperature che superano di molto i 60 gradi. E il calore non disperso può condurre alla combustione, al contatto con l’ossigeno.

Certo è che non si tratta di un caso isolato. Solo quest’anno, due episodi analoghi. Nel luglio scorso, le fiamme hanno avvolto le balle di fieno di un caseificio in agro di Nardò, lungo la Veglie-Porto Cesareo. Molto più di recente, nella notte fra il 5 e il 6 ottobre, un fatto analogo s’è verificato nella zona di Supersano, nei pressi di un agriturismo.  In questi due casi hanno subito danni anche parti delle strutture. In quello di oggi, l’unica consolazione è che la masseria è salva. 

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