Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca Leverano

A giudizio per aggressione omofoba, provano invano a ribaltare i fatti

Archiviata la posizione del titolare di un pub di Leverano. Secondo due uomini, attualmente imputati, era stato proprio lui ad attaccarli. Ma per pm prima e gip poi, la versione è apparsa poco credibile

LEVERANO – Una rilettura dei fatti che tende a sovvertire l’esito della storia, ma che non ha convinto né pubblico ministero, né giudice per le indagini preliminari. Ed è per questo motivo che è stata archiviata un’indagine a carico di Antonio Paladini, 45enne di Leverano, titolare del pub Barattolo a Sud per violenza privata, percosse e minacce. L’uomo era difeso dall’avvocato Francesco Cazzato del foro di Lecce.

A denunciarlo, tramite l’avvocato Antonio Piccolo del foro di Bologna, erano stati Silvio Mario Spagnolo, 71enne, commerciante di Carmiano, e l’agente di polizia penitenziaria Pasquale Cipullo, 50enne di Santa Maria Capua Vetere, cioè coloro che di recente sono finiti a processo con l’accusa di aver pestato e offeso con frasi omofobe proprio il titolare del pub, fatto avvenuto il 25 agosto del 2021. Una vicenda nella quale è imputato anche un terzo uomo, Angelo Durante, 60enne imprenditore leveranese, reo di non aver fatto nulla per ostacolare l’aggressione di quella sera. Quest’ultimo, comunque, è stato l’unico a non contro-denunciare Paladini.  

La versione "alternativa"

Tant’è. Secondo il racconto di Spagnolo e Cipullo, quella sera, dopo aver mangiato in una pizzeria nelle vicinanze, si erano recati con Durante nel pub per un drink finale, salvo ritrovarsi davanti al titolare fin da subito contrariato dalla loro presenza e che, in buona sostanza, avrebbe voluto che se ne andassero, accusandoli di essere prepotenti e fascisti. E, dopo un iniziale battibecco, venuto il momento di pagare, Paladini avrebbe preso una banconota da 50 euro porta da Spagnolo, accartocciandola e lanciandola per terra, per poi intimare loro di non entrare più nel proprio locale.

L’aspetto principale della storia, però, sta nel modo in cui sarebbe nata la zuffa. Ribaltando i fatti per come noti fino a oggi e seguendo un’altra narrazione, in sostanza, sarebbe stato Paladini a spingere Spagnolo con il ginocchio, colpendolo tra fianco e pancia. E a quel punto, Spagnolo si sarebbe ribellato, mollando uno schiaffo. Un atto di pura reazione, a suo dire. Cipullo, cercando di intervenire per sedare l’incipiente zuffa, sarebbe stato spinto malamente, cadendo su un tavolino, per poi rialzarsi. E solo a quel punto avrebbe trattenuto Paladini, nella speranza di far terminare la lite.

I due hanno poi sottolineato come siano entrati nel pub alcuni dipendenti della vicina pizzeria, attirati dal trambusto, per calmare gli animi. E Spagnolo ha anche aggiunto di aver subito un’ecchimosi all’addome, con prognosi di sette giorni.

Sempre secondo la loro versione, inoltre, Paladini si sarebbe reso responsabile di aver cucito sulla vicenda una campagna diffamatoria, cavalcando social e giornali, con una narrazione falsa e strumentale a sfondo politico, trasmettendo una descrizione non veritiera di discriminazione da parte loro verso il mondo Lgbt.

Quanto emerso durante le indagini

Per il pubblico ministero Donatina Buffelli questa versione è apparsa infondata nel suo impianto, richiedendo, quindi, l’archiviazione. La stessa inquirente ha ricordato come le indagini della Digos di Lecce, avviate dopo la denuncia di Paladini, abbiano portato a una ricostruzione del tutto diversa, partendo anche dall’ascolto dell’unica testimone presente. Ed è bene menzionare questa versione, secondo la quale già all’atto dell’ingresso nel locale a tarda ora, Spagnolo, con fare arrogante e indisponente, si sarebbe rivolto verso Paladini in questo modo: “Facci da bere, la cosa più costosa che avete, anche se siete uomini a metà visto che siete gay”. E, ancora: “Sono orgogliosamente fascista. L’Italia va avanti grazie a noi e non a voi froci”.

In risposta all’invito del titolare di lasciare il locale, Spagnolo gli avrebbe mollato due schiaffi in faccia, mentre Cipullo gli avrebbe immobilizzato le mani dietro la schiena per poi spingerlo verso l’angolo della sala, in direzione dell’entrata, facendogli sbattere il viso contro il muro. In tutto questo, Durante non avrebbe preso posizione, assistendo passivamente alla scena. Paladini, alla fine di tutto, aveva riportato lesioni guaribili in quindici giorni.

Ricordando che già in altre occasioni i soggetti avrebbero manifestato atteggiamenti arroganti nel locale, il pubblico ministero, nelle sue motivazioni a completamento della richiesta di archiviazione, ha sottolineato anche che sarebbe controproducente per il titolare di un locale il verificarsi di certe situazioni, con il rischio di una pessima pubblicità. E la lesione stessa subita da Spagnolo, in fin dei conti, potrebbe essere stata provocata nel corso della colluttazione, nel momento in cui Paladini si sarebbe divincolato per tentare di difendersi.

Alla giudice la parola finale

Dato che tramite il legale i due hanno avanzato opposizione alla richiesta di archiviazione, il punto finale sulla vicenda l’ha messo la giudice per le indagini preliminari Giulia Proto, la quale non ha ritenuto idoneo l’ascolto di tre dipendenti della pizzeria intervenuti quella sera per raggiungere una ricostruzione obiettiva, come da loro richiesto. E questo, atteso anche che un quarto dipendente, già udito dalla Digos allorquando si erano verificati i fatti, aveva dichiarato che erano tutti accorsi dopo aver sentito urla indistinte provenire dal pub e, una volta entrati, di aver persone che stavano litigando, azzuffandosi. Insomma, sul finire della vicenda.

Di fatto, i momenti iniziali dell’aggressione non sarebbero stati visti da nessun altro, all’infuori dell’unica testimone già presente all’interno, che ha sempre confermato quanto patito da Paladini. Da qui, il rigetto dell’istanza, con ordinanza di archiviazione, ritenendo la giudice poco credibile un ribaltamento della vicenda. 

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