Documenti distrutti dal nubifragio e costi elevati, decadono accuse all'impresa floricola

Archiviata la posizione dei gestori del "Centro fiori Zecca" di Leverano. La finanza li aveva indagati per occultamento di scritture e dichiarazione infedele, ma la difesa ha smontato ogni punto, dimostrando come si fosse anche al di sotto delle soglie di punibilità per evasione

LEVERANO – Si chiude con un’archiviazione richiesta dal pm Donatina Buffelli e accolta dal gip Simona Panzera la parabola di un imprenditore nel ramo floricolo, Rocco Zecca, 49enne di Leverano, e della figlia 25enne, il primo amministratore di fatto, la seconda rappresentante legale del “Centro fiori Zecca” srl. Nessun reato rilevato, dunque, e caso chiuso.

In seguito ad alcuni accertamenti della guardia di finanza, i due familiari avevano ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari con le accuse di occultamento o distruzione delle scritture contabili (reato continuato e in concorso), oltre che di dichiarazione infedele, rilevando per effetto di questa una presunta evasione fiscale superiore ai termini punibili in penale.

Inizialmente era stato iscritto nel registro degli indagati anche Giovanni Ascanio, vegliese di 67 anni, che è stato amministratore della società per un paio di mesi, ma nel corso degli approfondimenti è risultato completamente estraneo ai fatti contestati e quindi anche la sua posizione è stata archiviata. Così come, per l’appunto, il pm ha ritenuto di non dover procedere verso padre e figlia, ritenendo fondate le ragioni espresse dal loro avvocato, Cosimo D’Agostino.

Tutto ha avuto inizio, come detto, da alcuni rilievi mossi dalle “fiamme gialle”. Secondo le ipotesi formulate, padre e figlia, per evadere l’imposta sui redditi e sul valore aggiunto e impedire una precisa ricostruzione, avrebbero nascosto o distrutto scritture contabili e documentazione in genere di cui è obbligatoria la conservazione. Tutto questo per gli anni d’imposta 2009, 2010 e 2011. Nello specifico, non avrebbero esibito registri contabili, fatture e altri documenti, al di fuori di una stampa non ufficiale della situazione contabile con dati del conto economico e dello stato patrimoniale.

L’altra contestazione riguardava una presunta dichiarazione infedele. A dire di chi ha svolto l’accertamento, nella dichiarazione dei redditi relativa al 2010, sarebbero stati indicati elementi passivi fittizi per 685mila 744 euro (centesimo più, centesimo meno), con un’evasione d’Ires di poco più di 188mila 579 euro, quindi superiore alla cosiddetta soglia di punibilità, fissata per la precisione in 103mila 291 euro e 38 centesimi, e con ricavi non dichiarati superiori al 10 per cento.

Hanno però retto tutte le controdeduzioni fornite dall’avvocato D’Agostino per conto di Rocco Zecca e della figlia, che ha contestato punto per punto ogni argomento. A partire da un problema che ha riguardato Leverano come buona parte del Salento.

Fra il 2 e il 3 novembre del 2010, un violento nubifragio si abbatté in zona provocando danni ingenti che toccarono (come spesso avviene e sempre più di frequente) anche molti vivaisti e aziende floricole. Nel caso del “Centro fiori Zecca” il legale ha menzionato come fosse andato distrutta tutta la documentazione fiscale, facendo mancare i presupposti materiali su cui si erano basati i rilievi, e, di conseguenza decadendo anche il dolo, cioè la volontà di evadere le imposte. Di fatto, si è basato sull’articolo 45 del codice penale, che prevede la non punibilità dovuta per cause di forza maggiore, come fu proprio quell’evento dalla forza distruttiva.

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In merito alla dichiarazione infedele, il legale ha poi prodotto una mole consistente di documentazione riguardante in particolare i costi aziendali sostenuti nel 2010, relativi soprattutto alle fatture d’acquisto dei fiori venduti, che hanno indotto a ritenere l’irrilevanza penale del fatto, avendo quindi dimostrato come si fosse al di sotto della già citata soglia di punibilità. Tutto avvallato dalla Procura, che ha quindi chiuso la partita senza procedere.  

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