Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca

Furto di armi nella forestale, c'è un sospettato: setacciate casa e masseria

I carabinieri hanno sequestrato cartucce 9x21, attrezzatura per lo scasso, fra cui fiamma ossidrica, e persino una Vespa rubata. Nei guai un 34enne di Leverano. Si pensa abbia giocato un ruolo nel furto di M12 e cartucce nella caserma di San Cataldo. Nei giorni scorsi il ritrovamento di una cassetta

L'attrezzatura per produrre fiamma ossidrica.

LEVERANO – Lavorando sottotraccia, i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce hanno forse individuato il filone giusto. C’è, infatti, un giovane sospettato di aver giocato un ruolo nel clamoroso furto di armi e munizioni dal posto fisso della forestale di San Cataldo, avvenuto nella notte a cavallo fra il 13 e il 14 luglio scorso. 

Si tratta di Antonio Arcati, 34enne di Leverano, iscritto nel registro degli indagati per furto con scasso proprio per quella vicenda, anche se non sono emersi dettagli su come gli inquirenti siano arrivati a lui. Questo è, ovviamente, un aspetto sul quale cova un certo riserbo, perché le indagini sono ancora frenetiche e puntano a individuare altri individui e, soprattutto, a ritrovare quelle pericolose armi, mitragliatori M12.

C'è però da dire che, dopo alcune settimane di buio sulla vicenda, già nelle ultime ore si aveva avuto il sentore che si fosse vicini a una prima, possibile svolta. Quattro giorni addietro, infatti, all'improvviso si era diffusa la notizia riguardante il ritrovamento di una cassetta di ferro alla periferia di Copertino, per la precisione lungo via Vecchia Leverano.

Dentro c'erano effetti personali e vecchi distintivi di uno degli agenti in forza alla caserma della marina di Lecce. Era stata abbandonata sotto rami secchi. A ritrovarla, per puro caso, alcuni volontari che stavano ripulendo il bordo della via di campagna nei pressi di una centrale dell’Enel.   

Poco prima dell’alba di oggi, dunque, un blitz che ha letteralmente colto di sorpresa il 34enne, messo in atto dai carabinieri guidati dal capitano Biagio Marro, i quali hanno ottenuto un decreto di perquisizione emesso dal pubblico ministero Massimiliano Carducci

Gli investigatori leccesi, che si sono avvalsi della collaborazione dei militari delle stazioni di Leverano e Porto Cesareo (dipendenti dalla compagnia di Campi Salentina), hanno trovato attrezzature idonee allo scasso e compatibili con quanto avvenuto a San Cataldo. Vale a dire, quella che comunemente è definita fiamma ossidrica. Si tratta di cannello erogatore, tubi di collegamento, manometri e bombola da 14 litri. L’uomo aveva anche due grosse tronchesi, un palanchino di ferro e due “spadini”. Questi ultimi servono a forzare le serrature.

Le perquisizioni hanno riguardato sia l’abitazione di Leverano dell’uomo, sia una masseria a lui in uso, in una zona di campagna in territorio di Porto Cesareo ed hanno permesso di scovare anche dieci cartucce per pistola calibro 9x21 e una Vespa Piaggio, rubata nell’aprile scorso a Porto Cesareo. Il grosso era in casa e solo il mezzo a due ruote si trovava nella masseria. E’ di proprietà di un 40enne del posto, al quale sarà restituita. La denuncia di furto era stata presentata nell'aprile scorso. 

Per questi fatti, il 34enne risponderà anche di detenzione illegale di munizioni e ricettazione (non vi è infatti prova che sia stato Arcati a compiere materialmente il furto della Vespa). Il materiale sequestrato è poi finito nelle mani degli esperti della sezione investigazioni scientifiche, reparto retto dal luogotenente Vito Angelelli. 

Il furto di San Cataldo è già entrato nella storia della cronaca locale per la sua particolarità. Il bottino principale consiste nei già citati mitragliatori Beretta M12, ma anche in quattro serbatoi per un totale di 200 cartucce e in un giubbotto antiproiettile.

I ladri quella notte si sono fatti coraggio, forti dell’inesistenza di un sistema d’antifurto. Una volta infiliatisi nella caserma, hanno sradicato con fiamma ossidrica la cassaforte dell'armeria, portando via tutto il contenuto.

La cassetta metallica con gli oggetti di uno degli agenti è stata abbandonata, per essere ritrovata domenica 3 agosto, non sapendo evidentemente i ladri cosa farsene. Un azzardo, però, perché in questo modo hanno permesso agli investigatori di concentrare le indagini in un preciso fazzoletto di territorio. 

Intanto, è ancora viva e in pieno fermento anche l'indagine sul colpo successivo, altrettanto clamoroso, nel comando di polizia locale di Gallipoli e nei limitrofi uffici comunali distaccati di via Pavia, risalente alla notte fra 30 e 31 luglio. In quel caso, fra il bottino si annoverano dodici pistole d'ordinanza Beretta, ancora 200 cartucce e oltre mille carte d'identità in bianco. E chissà se non vi sia un legame fra i due episodi, in cui se ne inserisce anche un altro, meno eclatante, ma pure simile, quello di altre carte d'identità dall'ufficio anagrafico di Lecce scoperto la mattina del 28 luglio. 

Particolare attenzione gli investigatori ripongono nelle cartucce 9x21. Si esclude ovviamente che siano parte di quelle rubate alla forestale, perché il calibro di queste ultime è leggermente inferiore, 9x19. Del primo calibro vi sono cinquanta fra le 200 cartucce rubate a Gallipoli, a voler guardare bene, e tuttavia è possibile che quelle in casa di Arcati provengano da altrove. L'uomo è difeso dall'avvocato Cosimo D'Agostino. 

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