Cinquanta ovuli in pancia con droga "per uso personale": torna libero

Uscito dall'ospedale, arresto convalidato, ma il leveranese Andrea Tumolo è stato scarcerato. Per il gip mancano i gravi indizi di colpevolezza circa una possibile attività di spaccio

LECCE – Ha rischiato la morte, si è salvato grazie a un tempestivo intervento dei medici, e ora è anche libero. Lui, l'ha sempre detto: non sarebbe uno spacciatore, ma un forte consumatore di stupefacenti leggeri. Hashish e marijuana.

Andrea Tumolo s’è giustificato così. E oggi, il giudice per le indagini preliminari, Alcide Maritati, pur convalidando l’arresto dei carabinieri della tenenza di Copertino (l’hanno accusato di detenzione ai fini di spaccio), ha rigettato la richiesta di misura cautelare ai domiciliari avanzata dal sostituto procuratore Stefania Mininni.

Il 27enne di Leverano, dunque, può tornare in libertà. Per il giudice, infatti, mancano i gravi indizi di colpevolezza su un possibile coinvolgimento in un'attività di cessione di droga. E solo questo giustificherebbe una permanenza ai domiciliari, dov’era stato destinato in seguito alle prime battute di un'indagine che, comunque, non si ferma.

La vicenda è ben nota. Fino a ieri, Tumolo si trovava presso l’ospedale “Ignazio Veris Delli Ponti” di Scorrano, in Rianimazione, nell’attesa di un possibile intervento chirurgico per estrarre i quarantacinque ovuli contenenti hashish su cinquanta ingeriti e non ancora espulsi. Per un totale netto di sostanza pari a 320 grammi.

Arrivato al pronto soccorso del “San Giuseppe” di Copertino nella tarda mattinata del 2 luglio con forti dolori, aveva subito spiegato la natura del problema: l'aver ingoiato involucri, ognuno dei quali con 6-7 grammi circa di stupefacente. Sostanza acquistata nel corso di un viaggio a Casablanca, in Marocco, da cui era rientrato con un volo per Roma il giorno prima.

Piantonato per ben 48 ore dai militari, l’intervento, alla fine, non è stato necessario. Una volta espulsi gli ovuli, però, è arrivato anche il fermo di polizia giudiziaria. Quando, cioè, si è avuta prova che effettivamente vi fosse droga, al di là delle stesse dichiarazioni spontanee rese in primis ai medici per spiegare quale fosse l’origine del terribile dolore all’addome.

Gli investigatori covano il sospetto che Tumolo abbia fatto il pieno di hashish in Marocco (puro e di ottima qualità) per poi spacciare sulla piazza salentina, in proprio o per conto di qualcuno. Con l'estate nel vivo, cresce in modo esponenziale anche la richiesta. Il giovane leveranese, difeso dall’avvocato Cosimo D’Agostino, ha spiegato, invece, fin dai primi momenti, di aver acquistato l'hashish per esclusivo uso personale. Insomma, un corposo souvenir del soggiorno in Maghreb.  

Senza titolo-1-5-7Il gip Maritati è dell’avviso che possa essere credibile quanto dichiarato da Tumolo. Il giovane ha spiegato di aver speso 500 euro. Il che è nel pieno delle sue possibilità economiche, avendo un reddito (è operaio, e non disoccupato come scritto in precedenza, Ndr) e comunque una buona situazione patrimoniale.

In casa, durante le perquisizioni svolte mentre il 27enne era ricoverato, i carabinieri avevano trovato e sequestrato qualche sacchetto e rotoli cellophane, più frammenti di marijuana in un vaso di vetro.

Non molto, dunque. Anzi, troppo poco, ad avviso del gip, per dedurre in modo inequivocabile un’attività di spaccio, fosse in atto o anche solo programmata per il futuro. C’erano nell'abitazione, peraltro, due tritatabacco, ma soprattutto, la difesa ha sottoposto alla visione del giudice fotografie scattate in casa di residui di spinelli in grande quantità e altri rifiuti, non sottoposti a sequestro, che dimostrerebbero un consumo notevole di sostanza da parte del 27enne. E credibili, in definitiva, sono apparse al giudice anche le ammissioni del leveranese, sulle ragioni dell’acquisto dello stupefacente.

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Tumolo torna subito libero, quindi, pur restando indagato e con l’inchiesta che prosegue. Fra le altre cose, infatti, i carabinieri hanno sequestrato alcuni telefoni. E analisi dei numeri in rubrica e dei tabulati, potrebbero magari confermare o smentire del tutto la tesi dello spaccio di stupefacenti.

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