Litiga con l’amico per un cavallo e gli spara al volto. L’indagato, in lacrime: “Non volevo”

Durante l’interrogatorio, Angelo Baglivo ha spiegato di aver impugnato la pistola con l’intenzione di far allontanare la vittima e di non comprendere come mai sia partito il colpo

GALATINA - In lacrime ha spiegato di aver preso l’arma solo per far allontanare l’amico, al culmine di una lite legata alla vendita di un cavallo, e di non riuscire lui stesso a spiegarsi come mai sia partito quel colpo. Quel colpo che poteva rivelarsi fatale. Si è difeso così Angelo Baglivo, l’agricoltore 37enne di Noha finito in carcere tre giorni fa per il tentato omicidio di Gerardo Gugliersi, un operaio di 27 anni, avvenuto in una masseria di proprietà del padre del primo, in contrada Sirgole, nelle campagne tra Noha e Cutrofiano.

All’esito dell’interrogatorio che si è tenuto in mattinata alla presenza dell’avvocato difensore Donato Sabetta, il giudice Simona Panzera deciderà se convalidare la misura cautelare come richiesto dal pubblico ministero Alberto Santacatterina.

Il racconto dell’indagato non ha aggiunto nuovi elementi a quello già raccolto il giorno dell’arresto dai carabinieri e ne lascia ancora diversi poco chiari. Innanzitutto, quello della detenzione irregolare di una pistola calibro 7.65 da parte di un uomo che non aveva mai avuto problemi con la giustizia. Nel rudere, oltre all’arma, con un caricatore contenente sette cartucce, i militari avevano trovato anche un fucile a canne mozze, risultato rubato a Matino nel 2012, e un centinaio di munizioni dello stesso calibro della pistola.

Non solo. C’è anche la questione all’origine del gesto, così come indicata dall’indagato, che solleva qualche perplessità: l’insistenza da parte della vittima di voler acquistare a tutti i costi il suo cavallo, il rifiuto, poi l’esasperazione tale da trasformare un padre di famiglia in un potenziale assassino.  Insomma, saranno le indagini a chiarire se le cose siano andate realmente così e a completare il puzzle dei pezzi mancanti.

Certo è che il 27enne si è salvato per miracolo: accompagnato in ambulanza al “Vito Fazzi” di Lecce, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per la rimozione del proiettile che dopo avergli spaccato i denti, aveva rallentato la forza e si era conficcato nella vertebra cervicale.

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