Cronaca

Little Devil: chiesti 148 anni di carcere in abbreviato

Quasi un secolo e mezzo di carcere richiesto dal pubblico ministero Mignone nell´ambito dell´operazione dei carabinieri che sgominò un gruppo dedito alla droga e che si finanziava con le rapine

Un momento della conferenza stampa, nel giorno degli arresti.-2

LECCE - Quasi un secolo e mezzo di carcere sono le pene richieste complessivamente, dal pubblico ministero Elsa Valeria Mignone, per i 19 imputati che hanno scelto il giudizio con rito abbreviato nell´ambito dell´operazione denominata "Little Devil", che nel settembre scorso sgominò una presunta associazione emergente del narcotraffico che si autofinanziava con le rapine in banca. Altri sette imputati hanno scelto il rito ordinario.

La pena più severa, 20 anni, è stata chiesta per Giuseppe Seccia, detto "barlettano", 35enne, originario della città famosa per la disfida e residente a Monteroni di Lecce; 16 anni per il leccese Luciano Persano, 40enne, conosciuto anche come "Fabietto" e "Piccolo diavolo" e Federico Amaranto, 26enne di Lecce; 13 anni per Marco Bruno, 25enne di Carmiano; 11 anni per Antonio Solazzo, leccese di 38 anni; per 9 anni per Cristian Salierno, 27enne di Lecce, Andrea Lattante, 29enne di Cavallino, Diego Perulli, 31enne di Lecce e Francesco Vetrugno, 66enne di Copertino; 6 anni e sei mesi per Giovanni Guacci, 26enne leccese; 5 anni e sei mesi per Saverio Terlizzi, 28enne barlettano; 5 anni per Carmelo Riela, 27enne di Barletta, e Cosimo De Giovanni, 41enne di Lecce; 4 anni per Donato Piazzolla, noto come Saverio, barlettano di 21 anni, Danilo Valletta, leccese 25enne e Gaetano Spera, di Barletta, 23enne; 1 anno per Davide Vadacca e Cristian Carluccio.

L´operazione, ribattezzata "Little devil" (piccolo diavolo, in inglese, da uno dei due nomignoli di Luciano Persano) fu portata a termine dai militari del comando provinciale di Lecce. A dare avvio alle indagini, partite nel lontano 2007 e condotte dal nucleo investigativo del reparto operativo di Lecce, furono lw dichiarazioni rese da Paride De Giovanni, 35enne di Castrignano de´ Greci, arrestato dopo aver commesso, con due complici, una rapina nella filiale dell´Unicredit di Martano.

La posizione di Paride De Giovanni è stata poi stralciata ed è già stato condannato separatamente per quella rapina. Fu lui comunque a dare precise indicazioni che permisero agli investigatori di risalire a Giuseppe Seccia e Federico Amaranto. Era il 27 settembre del 2007. Nel corso dell´attività investigativa, sviluppatasi nei mesi successivi, anche con attività tecniche, il quadro iniziò ad assumere una sua fisionomia, fino a documentare la probabile esistenza di una vera e propria associazione per delinquere, ruotante attorno al traffico di droga, che si muoveva lungo l´asse Lecce-Brindisi.

Dieci le rapine attribuite ad alcuni tra gli indagati, consumate nelle province di Lecce, Taranto e Bologna: 19 settembre del 2007, Banca Unicredit di Monteroni di Lecce: 7mila euro; 27 settembre del 2007, Banca Unicredit di Martano: 6mila e 500 euro; 12 ottobre 2007, Banca di Roma, filiale di Squinzano: 11mila e 600 euro circa; 22 ottobre 2007, Carmiano, Banca Carime: 6mila e 875 euro; 24 ottobre 2007, Calimera, tentata una rapina presso la Unicredit Banca; 20 novembre 2007, Tricase, Banca Intesa: mille e 800 euro; 22 novembre 2007, Grottaglie, filiale di Unicredit Banca: 15mila e 830euro; 29 novembre 2007, Squinzano, agenzia della Banca di Roma: mille e 250 euro circa; 30 novembre 2007, Bologna, oltre 90mila euro presso la Banca Antonveneta; 4 dicembre 2007, Bologna, Banca Carime: 7mila euro (Samuel De Giovanni, Federico Amaranto e Luciano Persano sarebbero stati ammanettati poco dopo dagli agenti di polizia del commissariato di Bologna, dopo questo colpo).

Secondo gli inquirenti le rapine sarebbero state compiute anche con la tecnica del pendolarismo criminale. Alcuni rapinatori, infatti, sarebbero giunti da Barletta, città di origine di Seccia, da anni residente nell´hinterland di Lecce, sospettato di essere una sorta di basista. Il metodo utilizzato, sempre lo stesso. Volto coperto da calzamaglia scura e taglierino. Le indagini hanno anche comprovato l´attività preparatoria, dall´ideazione fino all´azione vera e propria.

C´è poi il discorso legato allo spaccio, documentato dai sequestri svolti nel tempo, fra cui 1 chilogrammo di hashish e 300 grammi di cocaina, e dalle numerose cessioni al dettaglio a vari tossicodipendenti. Durante la fase esecutiva dell´ordinanza e in seguito ad una perquisizione domiciliare, in casa di Cristian Salierno, i carabinieri trovarono 1 grammo di cocaina e materiale per il confezionamento: bilancino di precisione e sostanza da taglio (nella fattispecie, mannite).


Oltre alla droga furono rinvenute 49 cartucce calibro 9X21 e soprattutto trentuno banconote false da 20 euro ciascuna. Nell´inchiesta figurava anche il nome del pregiudicato leccese Antonio Giannone, alias "Palla", vittima di un agguato mortale il 6 aprile 2009.

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