Livelli di diossina oltre i limiti previsti, condannato amministratore della Biosud

Dieci mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) è la condanna inflitta dal giudice monocratico del Tribunale di Lecce nei confronti del legale rappresentante della Biosud srl, società che si occupa di trattamento di rifiuti speciali e sanitari. I fatti contestati fanno riferimento al 2009

LECCE – Dieci mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) è la condanna inflitta dal giudice monocratico del Tribunale di Lecce nei confronti del legale rappresentante della Biosud srl, società che si occupa di trattamento di rifiuti speciali e sanitari. I fatti contestati fanno riferimento alle verifiche eseguite nel 2009 quando nello stabilimento dell’azienda a Lecce, in località Mazzarella sulla strada provinciale 236. A seguito di un controllo "a bocca di camino" effettuato dall'Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) Puglia in data 27 novembre 2009 emergeva una concentrazione di diossine totali pari a 13,70 ng TE/Nmc (nanogrammi per metro cubo), ben 130 volte superiore al limite di nanogrammi previsto dalle normative vigenti: 0,1. La Biosud è tenuta a rispettare questo limite perché soggetta al decreto legislativo del 2005, che recepisce le norme europee riguardo ai valori limite delle emissioni in atmosfera per gli inceneritori. Pertanto, con una disposizione del 18 giugno 2010, numero di protocollo 53205, la Provincia di Lecce, tramite il servizio ambiente e la polizia provinciale, emetteva immediatamente un provvedimento di diffida e sospensione dell'esercizio per l'impianto di termodistruzione di rifiuti speciali e sanitari. L’attività fu sospesa per oltre cinque mesi. Il 30 dicembre 2010 la Regione Puglia rilasciava nuovamente l’autorizzazione integrata ambientale e l’attività poteva dunque riprendere. Da allora non sono stati più registrati sforamenti di alcun genere e l’azienda ha fatto investimenti importanti in materia di sicurezza e prevenzione dei rischi ambientali.

La vicenda ha poi avuto un epilogo giudiziario nei confronti del legale rappresentante dell’azienda nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Ennio Cillo, che ha invocato una condanna a un anno di reclusione. La difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Gianfrancesco Palmieri, ha evidenziato nel corso del processo, attraverso le perizie dei propri consulenti, la non attendibilità dei risultati del 2009. Secondo gli esperti, infatti, non sarebbero stati rispettati tutti gli step previsti dal rigido protocollo per quel tipo di rivelazioni, inficiandone così il risultato. Bisognerà attendere trenta giorni per leggere le motivazioni della sentenza, la difesa ha già annunciato che presenterà appello.

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Il “caso Biosud” è tornato d’attualità a febbraio scorso quando la senatrice del Movimento 5 stelle Daniela Donno aveva puntato il dito contro l’azienda leccese, formulando “un'istanza di accesso agli atti indirizzata agli enti coinvolti - quali Arpa Puglia, Arpa Lecce, Arpa Bari, alle Asl territoriali  e agli uffici regionali e comunali competenti - volta ad ottenere, nero su bianco, dei dati intellegibili che ci mettano al corrente, in maniera trasparente, dei livelli di diossina e di agenti inquinanti sprigionati dagli impianti di Biosud”. Inoltre, sempre a febbraio scorso, la senatrice aveva presentato con dieci suoi colleghi un'interrogazione parlamentare a risposta scritta (atto numero 4-01684) ai ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare riguardo l’attività dell’impianto sito in località Mazzarella. 

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