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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca Lizzanello

Lo scooter è confiscato: così evade dai domiciliari e prova a fare autostop

Invece di un automobilista, si è imbattuto nei carabinieri che l'hanno riconosciuto e gli hanno dato sì, un passaggio. Ma in caserma. Ed è finito di nuovo in arresto, per evasione

LIZZANELLO – Inarrendevole, avrebbe tentato di raggiungere Lecce facendo l’autostop. Il motivo è presto detto: nell’ultimo capitolo della saga interminabile di situazioni che lo vedono protagonista ormai da anni, i carabinieri della sezione radiomobile di Lecce, arrestandolo, gli avevano confiscato lo scooter.

E così, di fatto evadendo dai domiciliari, Giovanni Luigi Pellegrino, 49enne di San Cesario di Lecce – domiciliato a Lizzanello -, ha provato a cercare un passaggio per raggiungere il capoluogo. Braccio teso e pollice per attirare l’attenzione di qualche automobilista di buon cuore, a Lizzanello, in via Cavour, ha invece nuovamente incrociato i carabinieri, questa volta della stazione locale. Che un passaggio gliel’hanno dato, certo. Ma in caserma. Dov’è stato dichiarato ancora una volta in arresto. Per ritornare ai domiciliari.

Pellegrino era stato arrestato nei giorni scorsi per l’inosservanza alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Non avrebbe potuto varcare il confine di Lizzanello e, invece, era stato trovato a Lecce. È noto alle cronache perché sospettato di decine e decine di truffe (annovera molte denunce sporte da commercianti) e, proprio dopo averne presumibilmente consumata una, era stato bloccato nel quartiere Leuca dai militari, che gli avevano anche sequestrato, ai fini della confisca, lo scooter Scarabeo sul quale si muoveva abitualmente.

Nella circostanza, come detto, l’arresto era stato spiccato per l’inosservanza alle disposizioni, mentre le varie denunce per le truffe seguono un iter diverso. Ultimamente, sembra che si fosse specializzato nella carne, specialmente salsicce di cinghiale. Si sarebbe presentato in vari bar e ristoranti che non avevano mai fatto richiesta, sostenendo davanti a dipendenti o familiari dei titolari di aver ricevuto l’ordine e in diversi casi riuscendo a farsi dare soldi. In passato è stato condannato per altre truffe, perpetrate più o meno sempre con lo stesso meccanismo, ma cambiando “articoli” e spaziando dalle candele, fino agli spazi pubblicitari.

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