Cronaca

Cambio di campo: per Lopez e la moglie richiesta di rinvio a giudizio

Si attende ora la fissazione dell'udienza preliminare. Nell'aprile del 2015, dopo un derby con il Foggia, un episodio diventato l'oggetto di un procedimento penale nei confronti di due ultras, poi assolti con formula piena

LECCE - Da presunte vittime e teste dell'accusa a probabili imputati: Walter Alberto Lopez Gasco, ex calciatore del Lecce ora in forza alla Triestina, e la moglie, Stefania Craciun Spinedi, sono attualmente indagati per falsa testimonianza. Il pubblico ministero Massimiliano Carducci ha presentato al giudice per le indagine preliminari, Alcide Maritati, richiesta di rinvio a giudizio. Si attende ora la fissazione dell'udienza preliminare.

L'episodio che li coinvolge risale al 19 aprile dle 2015, subito dopo il derby al Via del Mare tra Lecce e Foggia. Sono gli anni della serie C, il capitolo più funesto della recente storia calcistica del club. Secondo la prima ricostruzione di quanto accaduto, crollata  nel procedimento conclusosi con l'assoluzione piena degli imputati, due ultras del Lecce lo avrebbero gravemente minacciato, davanti alla moglie e ai due figli piccoli, di spiacevoli conseguenze se il calciatore non avesse proceduto a informare il mondo dell'informazione locale del mancato pagamento da parte dell'allora proprietà del club, la famiglia Tesoro, degli stipendi della squadra. E, prima ancora, all'uruguagio sarebbe stato "rimproverato" di aver ignorato il pubblico presente allo stadio, lasciando il terreno di gioco appena terminata la partita invece di salutare i tifosi. Oltre alle minacce, anche strattoni, insomma un clima di intimidazione che avrebbero indotto Lopez addirittura ad allontanarsi dalla propria abitazione, temendo ulteriori ritorsioni.

In aula questa impostazione è venuta meno, finendo praticamente per capovolgersi, tanto che il giudice, Stefano Sernia, ha diposto la trasmissione degli atti processuali alla Procura, ipotizzando il reato di falsa testimonianza. Intanto i due ultras scontavano 6 anni di Daspo con obbligo di firma, dopo essere passati da una esposizione mediatica notevole anche per le particolari circostanze, come la presenza di minori. A difenderli l'avvocato Giuseppe Milli che, in seconda battuta, con una denuncia querela molto corposa ha fornito ai responsabili delle indagini ulteriori e dettagliati elementi per la valutazione dei fatti. Così, mentre si attende la decisione di Maritati, si prende atto del capovolgimento dell'assunto inquisitorio iniziale. La verità giudiziaria ha per il momento appurato che non ci furono minacce, tantomeno aggravate dall'odiosa circostanza di essere avvenute davanti a dei bambini. 

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