Lopez sotto pressione, due ultras indagati: "Devi dire che Tesoro non paga gli stipendi"

Due avvisi di garanzia sono stati recapitati dagli investigatori della Digos ad altrettanti tifosi del Lecce. Avrebbero agito, però, con almeno altre otto persone, al momento non identificate. I fatti dopo Lecce-Foggia dello scorso anno. Il comunicato del legale

Il calciatore uruguiano Lopez.

LECCE – Minacce a un calciatore del Lecce per convincerlo a delegittimare la società, allora di proprietà della famiglia Tesoro, dichiarando falsamente alla stampa che non pagava gli stipendi.

E’ quanto ipotizzato dalla Procura di Lecce e dalla Digos del capoluogo salentino, guidata da Raffaele Attanasi, che nelle scorse hanno notificato due avvisi di conclusione delle indagini preliminari ad altrettanti tifosi del Lecce. Si tratta di Andrea De Mitri, 40enne, leccese, conosciuto in curva come "Smith", uno dei leader storici del gruppo, e di Geisson Alberto De Giorgi, 32enne, residente a San Cesario di Lecce. I due avrebbero agito, però, con almeno altre otto persone (per cui non vi sono elementi sufficienti a sostenere un’ipotesi di reato), facendo pressioni sul calciatore Walter Alberto Lopez, uruguayano.

I fatti risalgono alla primavera scorsa. Domenica 19 aprile il Lecce gioca il derby con il Foggia. Una gara accesa e sentita dalle due tifoserie, che si conclude con la vittoria dei salentini per “uno a zero”. E’ una rete di Doumbia, nel finale di gara, a mantenere accesa una timida speranza di accedere ai play-off. Terminata la partita Lopez torna a casa con la famiglia, la moglie e due bimbi di tre anni e diciotto mesi. Ad attenderlo sotto casa, secondo quanto ricostruito nelle indagini coordinate dal sostituto procuratore Massimiliano Carducci, un gruppo di tifosi. Al difensore viene intimato di scendere dall’auto, poi il gruppo lo accerchia e inizia a minacciarlo. Prima un rimprovero per non aver accompagnato la squadra sotto la curva a salutare i tifosi, un rituale quasi sempre presente a fine match, arrivando poi ben presto a quella che probabilmente doveva essere la reale questione.

Il gruppo, infatti, avrebbe tentato di spingere il calciatore a presentarsi al cospetto della stampa per riferire che la società in quei giorni proprietaria del club, non pagava gli stipendi. Dopo il netto rifiuto di Lopez, che avrebbe evidenziato l’assoluta falsità d quanto richiesto, sarebbero partite le minacce e le intimidazioni: “Guarda che ti ammazziamo, guarda siamo venuti qua, ti ammazziamo”. De Giorgi, sopraggiunto a bordo della propria auto, si sarebbe diretto verso l’uruguaiano con fare minaccioso, con l’intenzione, sostengono gli investigatori, di percuoterlo. IMG_7405-2Sarebbe stato lo stesso De Mitri a farlo desistere dai propositi bellicosi. I due si sarebbero poi allontanati a bordo di un’auto. Entrambi rispondono di concorso in violenza o minaccia per costringere a commettere un reato.

Le indagini, che si sono avvalse anche di intercettazioni ambientali e delle immagini di alcune videocamere di sicurezza, sono partite subito dopo i fatti. Quella domenica la Digos aveva predisposto un servizio di controllo e monitoraggio della tifoseria. Lopez (che non ha presentato denuncia), infatti, fu convocato in questura a tarda ora per essere sentito. Agli investigatori rivelò le minacce subite, riconoscendo i due indagati attraverso alcune fotografie. Il calciatore sudamericano parve intimorito e molto provato dai fatti avvenuti quel pomeriggio, tanto da decidere di cambiare domicilio. Nei giorni successivi avrebbe anche pensato di rescindere il contratto, e di sicuro non scese in campo la domenica successiva (a fine stagione ha lasciato il Salento, ora milita in una formazione del campionato paraguayano).

ll video fornito dalla questura

De Mitri e De Giorgi sono assistiti dall'avvocato di fiducia Giuseppe Milli. “Nessuno come me conosce bene il fatto – ha detto il legale – in quanto il pubblico ministero, avendo chiuso le indagini, ha notificato il rituale avviso e mi ha permesso non solo di prendere copia dell’intero fascicolo, ma addirittura, su mia espressa richiesta formalizzata per iscritto, mi ha autorizzato a visionare captazioni ambientali e videoriprese. Cosa che ho già fatto”. “Sono convinto - ha aggiunto – che il processo possa contribuire a rendere giustizia piuttosto che fare giustizia. Mi auguro possa essere celebrato al più presto”. 

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UN COMUNICATO DELL'AVVOCATO GIUSEPPE MILLI

“Ho avuto modo di vedere l'integrale conferenza stampa svoltasi stamane in questura che a dire il vero mi è sembrata più una requisitoria, pur senza una finale richiesta di pena. Da qui il senso del mio limitato intervento in difesa dei miei assistiti.

Di certo non parlerò dei fatti contestati. Il dibattimento è il luogo sacro ove si materializzerà la verità. Definisco nauseabonda l'usanza italica di argomentare i fatti di un procedimento penale al di fuori delle aule di un tribunale. Questa non è informazione ma offrire in pasto all'opinione pubblica una verità di parte senza che questa avesse subito il contraddittorio tra le parti e soprattutto il vaglio giurisdizionale.

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Ricordo altre conferenze stampa in passato, e le verità sbandierate “nella prima ora” sono poi sfociate in una duplice sentenza assolutoria con formula piena di primo e secondo grado, mi riferisco tra le tante al processo del ragazzo autore di tentato omicidio e partecipe ad un'associazione a delinquere durante il famoso corteo del centenario dell'Us Lecce Spa”.

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