Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Lottizzazione abusiva nel villaggio di Punta Grossa, chieste sei condanne

Arriva alle battute finali il processo scaturito dall'inchiesta che il 15 novembre del 2011 sfociò nel sequestro del resort

LECCE - E' attesa in primavera la sentenza nel maxi-processo su presunti abusi edilizi e ambientali nel resort di Punta Grossa, in località “Serricelle”, a Porto Cesareo.

Questa mattina il pubblico ministero Donatina Buffelli ha invocato 6 condanne e 124 assoluzioni. In particolare, ha chiesto: tre anni di reclusione per Fernando Iaconisi, nel ruolo di amministratore unico della Fgci Srl (società che gestisce la struttura dal valore di 50 milioni di euro); due anni per il progettista Claudio Conversano e uno e mezzo per il progettista Cosimo Nestola; un anno e quattro mesi, più ammenda di 90mila euro, per l’ex primo cittadino di Porto Cesareo Luigi Fanizza (in carica dal 2001 al 2006) e per i due responsabili dell'Ufficio tecnico del Comune, Cosimo Coppola, di Torre San Susanna (Brindisi), e Giovanni Ratta, di Leverano.

E' stata invece chiesta l'assoluzione “per non aver commesso il fatto” o “perché il fatto non costituisce reato” per l'allora dirigente del settore Ecologia dell’Assessorato all’Ambiente Luca Limongelli,  di Bari, e per Luigi Ampolo, di Surbo, e Giuseppe Lazazzera, di Bari, nelle vesti di responsabili dell’Assessorato all’Urbanistica della Regione Puglia.

Si tratta delle stesse richieste formulate dal pm Antonio Negro, titolare del fascicolo d'inchiesta (che  il 15 novembre del 2011 sfociò nel sequestro del villaggio) in una memoria, finita agli atti del processo, con cui ha ripercorso l'intera vicenda. Ma il magistrato aveva concluso anche per la condanna a un anno di reclusione, più l'ammenda di 60mila euro, per 121 privati, finiti al banco degli imputati con l'accusa di aver partecipato al piano per mettere le mani sugli appartamenti che non potevano essere acquistati con un regolare contratto di compravendita.

Alcuni di questi diventarono soci della “Punta Grossa srl”, società istituita nel 2006 con le quote equivalenti al prezzo dei singoli immobili. La multiproprietà quindi non sarebbe stato altro che un espediente per concludere l'affare. Per il pm Buffelli, invece, che ha sostituito il collega nel processo, i promissari acquirenti furono ingannati da Iaconisi e agirono in buona fede.

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