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Un momento della conferenza stampa.

Un momento della conferenza stampa.

“Ma quali geni del crimine”. La difesa dei farmacisti sui salvavita

Federfarma insorge contro la "gogna mediatica". Spiega il meccanismo di rimborso: ogni errore costa caro alle farmacie che pagano di tasca propria. Ora fioccano le multe. "Rischiamo persino una denuncia penale, chi ce lo fa fare"

LECCE – Titoloni in prima pagina consegnano il circuito farmaceutico salentino alla “gogna mediatica”. Una quarantina di farmacie, finite nel mirino della guardia di finanza per presunte irregolarità sui farmaci “salvavita”, non solo si sono rivolte all’associazione Federmarma Lecce per presentare ricorso, ma ora l’assemblea dei professionisti valuterà se continuare ad erogare il servizio alla cittadinanza “a proprio rischio e pericolo”. O se non sia più opportuno evitare una denuncia penale, la chiusura della propria piccola attività per un errore “comune”, ritornando al vecchio sistema dei medicinali ritirati direttamente presso gli ospedali.

Il problema non è banale e l’associazione ha convocato una conferenza stampa sia per sgombrare il campo dai dubbi sorti sulla base di articoli giornalistici “poco accurati”, dicono, sia per difendere un’intera categoria professionale. Messa alla sbarra per “errori umani” comprovati dal numero “irrisoriodi ricette per i farmaci pht soggetti al rimborso della Regione Puglia, anziché del Sistema sanitario nazionale: Federfarma ne calcola da una a tredici nell’arco di un anno, su un totale di 8 milioni e mezzo.

I fatti contestati dalle fiamme gialle avrebbero provocato una sorta di sommossa popolare, “con associazioni di consumatori che insorgono, invitando la cittadinanza a segnalare gli abusi”, tuona la presidente Francesca Conchiglia in termini scandalizzati. “Ma di che stiamo parlando?”. Prima di entrare nello specifico della vicenda, che comunque merita un chiarimento tecnico, i rappresentanti dell’associazione fanno notare che se di truffa si è parlato, dovrebbe essere un tentativo maldestro di qualche singolo. Non un novello “genio del crimine”, ma uno “sprovveduto” che per racimolare qualche euro in più rischia di pagare, di tasca propria, il triplo del prezzo del farmaco venduto al bancone.

Il triplo: così come previsto dall’articolo 316 ter del codice penale che punisce il presunto reato (ovvero l’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato) con la reclusione. O con la sanzione amministrativa per somme inferiori ai 4mila euro. Nel caso specifico, le multe ammonterebbero a circa 3 mila, 4 mila euro, spiega Federfarma, per arrivare ai 40 euro contestati ad una farmacia.

Sostanzialmente non solo sarebbe escluso il reato penale (nessuno rischia il carcere per quella cifra), ma il blitz delle fiamme gialle insisterebbe su un numero di ricette “irrisorio”, almeno quanto la natura degli importi, spiegano. “Già questo esclude il dolo perché la truffa, per riuscire, avrebbe dovuto mettere in piedi un’associazione a delinquere insieme ad Asl ed organismi di controllo”, spiegano i convenuti Paolo Casciaro, Giovanni Cambo, Marianna Alemanno, Mario Giustizieri, Pietro Vergine, Antonio Marghetti, Gianluigi Rampino, Emilia Romano.

Il meccanismo funziona così: il farmaco – come molti “salvavita” - inserito nel pht (prontuario per la distribuzione diretta), passibile di rimborso dalla Regione Puglia, ottiene uno sconto del 50 percento. Se la farmacia, per errore, invia tramite la ricetta attraverso il percorso del Sistema sanitario nazionale, lo sconto diminuisce e il presunto “truffatore” ci guadagna. Ecco la famosa “cresta”.

Conti alla mano, su un medicinale di 100 euro, il farmacista che tenta l’azzardo guadagna 4 euro e 20 centesimi in più. Per i farmaci che superano le 150 euro il beneficio si annulla: non racimola neppure un euro. Sempre che, avvisa Federfarma, riesca nell’impresa “impossibile” di aggirare i controlli: le ricette seguono un percorso obbligato, passando al setaccio della società Svimservice, poi mandate alla Asl  per le verifiche mensili e quindi ad una commissione tecnica di vigilanza. Le eventuali sviste sono rispedite alla farmacia che è chiamata a rimborsare l’errore il mese successivo: così la Regione Puglia non ci perde nulla ed il presunto “trucco” costa caro al farmacista. Costretto a pagare di tasca propria.

Per giunta per quelle ricette finite sotto la lente d’ingrandimento della finanza, perché erroneamente sprovviste di un allegato che provava l’assenza del farmaco in magazzino, la Asl si era già fatta restituire il rimborso dalle farmacie coinvolte. “Cornuti e mazziati”, si direbbe, perché sul quel farmaco già acquistato interamente dal farmacista , è arrivata la mannaia della multa.

“Ci sarebbe da augurarsi che le farmacie sbaglino sempre, perché sarebbe un grosso affare per lo Stato”, spiega ironicamente Federfarma. Come possono accadere simili errori? “Facile. Ci sono farmaci che passano in fretta nell’elenco pht, prima ancora che il computer della farmacia venga aggiornato. Se l’esercente non se ne accorge in tempo, peggio per lui. Il medicinale non otterrà il rimborso”.

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