Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

“La Madonna piange sangue”. A Martano, folla di curiosi attratti dal “caso”

Da ieri la statua della Vergine in via De Gasperi gronderebbe sangue dalla testa: subito, il luogo preso d'assalto dalla gente, nonostante la cautela della diocesi. Tra fede e ragione, ennesimo evento che diventa "mediatico"

La statua di Martano (foto per gentile concessione di Corte Grande)

MARTANO – Di motivi per piangere in questo periodo di crisi economica e di disagio sociale non mancherebbero. Solo un anno fa un ministro della Repubblica annunciava tra le lacrime una manovra fatta di “sacrifici”, senza riuscire a pronunciare quella parola; pochi mesi dopo a lacrimare sono stati proprio i cittadini che quei sacrifici li hanno poi dovuti compiere. Se la sensibilità del momento coinvolga anche le sfere celesti, non è dato saperlo.

Di certo la notizia su cui si stanno concentrando le attenzioni mediatiche è quella di una statua della Vergine Maria, che, a Martano, da ieri mattina starebbe grondando sangue dalla testa. “La Madonna piange sangue” è il grido diffuso dalla gente, che si accalca attorno al simulacro dell’Immacolata Concezione, nella piazzetta di Via De Gasperi, a pochi metri dalla locale caserma dei carabinieri. Un segno del cielo? Uno “scherzo” di cattivo gusto? Credenza popolare? Suggestione? Miracolo?

Ovviamente le domande sono insistenti e animano un dibattito, che coinvolge i curiosi e i “fedeli”, attratti dal portentoso evento. Eppure forse le domande non sono poi così importanti, perché ciascuno, a seconda del rapporto con tutto ciò che non trova una spiegazione, si è già dato delle risposte. O prova a darsele. Quindi, è pressoché inutile discutere nella sostanza sulla vicenda. Se no può trarre un ragionamento, semmai, sulla forma.

Ed è, in tal senso, interessante, come “mediaticamente” tutto si giochi o meno sulla ricerca sfrenata di capire se “miracolo” sia la parola da poter affibbiare all’evento o se non lo si possa considerare un termine non solo “azzardato”, ma magari pure “abusato”. In fondo, quel che conta non è davvero capire, perché tra quella folla che, da ieri, continua a far visita alla statua, le interpretazioni si sprecano. Ognuno ha la sua “verità”. Ed è, appunto, una “verità” soggettiva che prescinde e prescinderà da quella “oggettiva” o “scientifica” spesso tanto richiamata.

Ciò che non si conosce o non si capisce affascina da sempre. E le credenze popolari accompagnano la storia dell’uomo e continuano a farlo: si pensi solo al bailamme sulla fine del mondo, sulla profezia dei Maya (è notizia di questi giorni della psicosi collettiva in Russia, con scorte di viveri a gogò in vista del 21 dicembre), o, nel mondo del sacrale nostrano, alle tante “visioni” di vetri o pareti che propongono dal nulla immagini ora di un santo ora della Vergine.

Non si tratta di voler toccare le sensibilità in campo, ma le cronache sono ciclicamente zeppe di eventi riletti sotto la lente “miracolistica”. Ma non è sostanza, perché quella sembra davvero non interessare a prescindere. Non è un caso che, come spesso accade in queste vicende, l’arcidiocesi di Otranto abbia fortemente raccomandato alla chiesa cittadina di non cavalcare l’onda emotiva, a dimostrazione di una cautela nella lettura dell’episodio discusso. Eppure c’è chi continua a recarsi sul luogo, ora con la curiosità di chi “deve vedere” o di chi sa già cosa si celi dietro. Questo si spiega con la necessità diffusa di trovare dei “segni”, dentro cui proiettare conferme, esigenze personali, speranze per la propria quotidianità o anche solo appagamento morboso. L’importane è esserci.

Fa tutto parte di un grande indotto mediatico, che occorre dirlo con chiarezza poco ha a che fare con la fede stessa, per chi ovviamente ci crede. Perché chi si ritiene “credente” (nel senso più “cristiano” del termine) sa che una Madonna che pianga sangue davvero o meno non cambia nulla nella sostanza di ciò che è appunto l’atto di fede, che si basa su altro. La fede qui c’entra poco o nulla con la ricostruzione “moviolistica” dei resoconti paesani e degli aneddoti sempre crescenti addirittura su prove scientifiche già messe in campo o su quante volte si sia provato ad asciugare il sangue e sia puntualmente risgorgato sulla fronte del simulacro. Una narrazione degna da Csi in salsa paesana, che, al di là di come la si guardi, rischia di esaurirsi nella straordinarietà dell’attenzione odierna, come peraltro accaduto in altre situazioni molto simili.

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