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Cronaca

Madonnaro morto dopo una rapina, arriva la condanna: nove anni

Emessa le sentenza nel processo col rito abbreviato discusso oggi nei riguardi del 24enne accusato di aver provocato il decesso di Antonio Vitale, 69enne di Oria

LECCE - Sono nove gli anni di reclusione inflitti a Mamadou Lamin, 24enne senegalese senza fissa dimora, accusato di aver provocato il decesso di Antonio Vitale, 69enne di Oria. Questi morì l'11 ottobre del 2021 nel “Vito Fazzi” di Lecce, dove era stato ricoverato sei giorni prima, in seguito alla caduta avvenuta nei pressi della stazione ferroviaria del capoluogo salentino, dovuta alla colluttazione col giovane che voleva rapinarlo.

La sentenza è stata emessa oggi dal giudice Marcello Rizzo all’esito del processo discusso col rito abbreviato, durante il quale la sostituta procuratrice Giorgia Villa che coordinò le indagini aveva invocato la pena di dieci anni.

Le motivazioni del verdetto con il quale è stato riconosciuto anche il risarcimento del danno al figlio della vittima, parte civile con l’avvocato Raffaele Pesce, saranno depositate entro sessanta giorni.

I reati contestati erano rapina e omicidio preterintenzionale, le stesse per le quali il ragazzo fu sottoposto a fermo dagli agenti della squadra mobile che riuscirono a identificarlo attraverso i filmati ripresi dalle telecamere posizionate nella zona.

Al termine delle indagini, nessuna modifica fu apportata nella qualificazione dell’accusa più grave, sebbene la giudice Alessandra Sermarini all’esito dell’interrogatorio di convalida ritenne che quella corretta sarebbe stata quella di “morte come conseguenza di altro reato”. Ed è proprio sulla riqualificazione di questo reato che puntava la difesa, rappresentata dall’avvocato Alessandro Stomeo.

Durante il confronto con la gip, l’indagato riferì, in lacrime, di aver agito per “fame”, che non voleva fare alcun male all'artista di strada, ma voleva solo appropriarsi del suo trolley, avendo notato che questo, poco prima, in una kebabberia, aveva riposto all’interno dei soldi.

Stando alla sua versione, l’avrebbe quindi seguito da via Liborio Romano a viale Oronzo Quarta; qui, mentre gli sottraeva la valigetta, in prossimità di via Don Bosco, sarebbe caduto al suolo con la vittima, ma sarebbe riuscito a rialzarsi immediatamente e a fuggire con la refurtiva, senza aver modo di comprendere la gravità della situazione; dopo essersi appropriato delle monete (in tutto 37 euro) si sarebbe disfatto del trolley, proseguendo la fuga con una bici rubata.

Di certo la morte avvenne a causa di un’emorragia cerebrale, così come confermò l’autopsia svolta dal medico legale Alberto Tortorella che, all’esito della consulenza, svolta per conto della Procura, riscontrò oltre alla ferita alla testa, la presenza di una ferita allo zigomo del malcapitato probabilmente provocata da un pugno. Ed è proprio questo con ogni buona probabilità ad aver aggravato la posizione del ragazzo che tuttavia ha sempre negato la circostanza di aver colpito l'uomo.

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