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Cronaca Carmiano

Mafia, droga, attentati, abbreviato per Nocera e altri 35 imputati. Solo 5 le parti civili

Soltanto due delle 38 persone coinvolte nell’operazione “Stealth” non hanno presentato istanze di riti alternativi. Per la gup, l’assenza di numerosi privati vittime dei reati commessi dal sodalizio è la dimostrazione del clima omertoso e intimidatorio subito dalla comunità di Carmiano

CARMIANO - Si aprirà a giugno il processo abbreviato scaturito dall’operazione “Stealth” su un’associazione mafiosa e su un’organizzazione prevalentemente dedita al traffico di sostanze stupefacenti, al cui vertice, in ogni caso, secondo gli inquirenti, ci sarebbe stato Fernando Nocera, detto “zio” o “vecchio”, residente a Lecce (qui, la notizia del blitz).

Nei giorni scorsi, sia il presunto boss che altre 35 persone hanno ottenuto dalla giudice del tribunale di Lecce Maria Francesca Mariano di essere giudicati col rito speciale, mentre resta da definire la posizione per altre due - Antonio Ezio Vitale, detto “Saracino”, 64 anni, domiciliato a Novoli, e il figlio Daniele, 39, domiciliato a Trepuzzi - che non hanno avanzato domanda di riti alternativi.

Era lungo l’elenco delle parti offese, 24 in tutto, che avrebbero potuto chiedere di costituirsi parte civile, ma ad avanzare tale richiesta, in sede di udienza preliminare, sono state soltanto in cinque.

A rilevare tale circostanza è stata la giudice, quando nel ritenere legittima l’istanza del Ministero dell’Interno e del Comune di Carmiano, ha evidenziato come la totale assenza di costituzioni di parti civili dei numerosi privati vittime dei reati commessi dal sodalizio sia la dimostrazione del clima intimidatorio, omertoso e pericoloso in cui è costretta a vivere suo malgrado un’intera comunità in cui opera un’associazione mafiosa.

Accolta l’istanza di costituzione anche per un maresciallo dei carabinieri, per Giancarlo Mazzotta, e per Antonio Ezio Vitale al quale, il 16 febbraio del 2022, fu incendiato il market a Torre Lapillo da lui gestito, secondo l’accusa, per ritorsione al sequestro subìto dallo stesso e dal figlio di una piantagione di cannabis e di 17 chili di “erba” in una serra a Novoli.

Sempre in sede di udienza preliminare, è stata rigettata l’istanza della difesa degli imputati di riunificare il procedimento con quello nato dall’operazione “Filo D’Arianna”, non avendo questi, secondo le valutazioni della giudice, nulla in comune se non due imputati, poiché i fatti in contestazione si sarebbero svolti in periodi e luoghi differenti.  La loro riunione dunque avrebbe come effetto un supermaxi processo con oltre 80 imputati che azzererebbe il principio di celerità previsto dal rito abbreviato scelto.

L’elenco degli imputati

Il processo inizierà il prossimo 3 giugno con la requisitoria della sostituta procuratrice della Direzione distrettuale antimafia Giovanna Cannarile e del collega della Procura ordinaria Alessandro Prontera che terminerà nell’udienza del 1° luglio e alla quale seguiranno le arringhe della difesa.

Al banco degli imputati, siederanno: Fernando Nocera, detto “zio” o “vecchio”, 68 anni, residente a Lecce; la sorella di questi, Evelina, 71 anni, domiciliata a Lecce; Caterina Bisconti, 43 anni, residente a Magliano; Amalia Cadavero, 37 anni, residente a Veglie; Valentino Cadavero, 35 anni, residente a Veglie; Andrea Carogiuli, 48 anni, residente a Carmiano; Luca Carogiulo, detto “Sughetto”, 26 anni, residente a Carmiano; Giorgio Centonze, 44 anni, residente a Carmiano; Gianluca Cirfeta, detto “Gianni Bianca”, 47 anni, residente a Veglie; Stefano Ciurlia, 54 anni, residente a Lecce; Daiana Stefania Coppola, 23 anni, residente a Magliano; Simone Coppola, detto “Simonetta”, 22 anni, residente a Carmiano; Stefano Coppola, 44 anni, residente a Carmiano; Giuliana Cuna, 50 anni, residente a Monteroni di Lecce;  Antonio D’Agostino detto “Tony” e “Caramella”, 52 anni, residente a Monteroni di Lecce; Alessio De Mitri, 34 anni, residente a Carmiano; Damiano De Pascalis, detto “zio Billy”, 56 anni, residente a Magliano; Fabio Feliconi, 39 anni, residente a Lecce; Marcello Fella, 64 anni, residente a Carmiano; Vito Giancane, 35 anni, residente a Monteroni di Lecce; Cosima Lupo, detta “Mimina” o “Mimma”, 47 anni, residente a Veglie; Alberto Maldarella, 48 anni, residente a Novoli; Marco Matino, detto “Mattone”, 51 anni, residente a Leverano; Pierpaolo Panarese, 41 anni, residente a Lecce; Fabrizio Panzanaro, 54 anni, residente a Veglie; Giovanni Perrone, detto “Terremoto”, 56 anni, domiciliato a Guagnano; Salvatore Perrone, detto “Friculino”, 57 anni, residente a  Trepuzzi; Antonio Pezzuto, detto “Mendularo”, 42 anni, residente a Carmiano; Andrea Podo, 46 anni, residente a Lecce; Antonio Rampino, 27 anni, residente a Trepuzzi; Giovanni Saponaro, 55 anni, residente a Veglie; Maicol Screti, 27 anni, residente a Trepuzzi; Manuele Sperti, 41, residente a Carmiano; Raffaele Sperti, 44 anni, residente a Carmiano; Cristian Stella, 29 anni, residente a Lecce;  Gabriele Tarantino, 44 anni, domiciliato a Monteroni di Lecce.

Per altri due imputati Antonio Ezio Vitale, detto “Saracino”, 64 anni, domiciliato a Novoli, e Daniele Vitale, 39 anni, domiciliato a Trepuzzi, che non hanno avanzato richieste di riti alternativi, la giudice Maria Francesca Mariano deciderà se mandarli a processo col rito ordinario.

Già stralciate, invece, le posizioni di altre tre persone coinvolte nello stesso procedimento: Mirko Attanasio, detto “Scarpuzza”, 29 anni, residente a Carmiano, e Giammarco Zecca, detto “Baida”, 22, residente a Leverano, che avevano già avanzato richiesta di patteggiamento, l’uno, attraverso l’avvocato Rocco Vincenti, l’altro, con l’avvocato Cosimo D’Agostino; Alessandro Simmini, 52, residente a Guagnano (assistito dall’avvocato Maurizio Scardia) poiché risultò irrintracciabile.

Le indagini

Stando alle indagini svolte dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Campi Salentina, sotto la direzione della Dda, dal dicembre 2020 allo scorso giugno, Fernando Nocera (già condannato per associazione mafiosa con sentenza divenuta irrevocabile nel 2020), e tra gli imputati nel processo originato dall’inchiesta Filo d’Arianna, sarebbe stato a capo di una frangia del clan della Scu di Monteroni, attiva a Lecce, Carmiano, Magliano, Arnesano, Veglie, Porto Cesareo, Copertino, e nei paesi vicini.

Del sodalizio avrebbero fatto parte Alessio De Mitri e Stefano Ciurlia, come organizzatori, Salvatore Perrone, come responsabile sul territorio di Trepuzzi, e  Valentino Cadavero, Giorgio Centonze, Gianluca Cirfeta, Giuliana Cuna, Marcello Fella, Alberto Maldarella, la sorella di Nocera, Evelina, Antonio Pezzuto, Maicol Screti, Damiano De Pascalis, come “semplici” appartenenti. Quest'ultimo si sarebbe occupato, tra le altre cose, di tenere relazioni con alcuni esponenti dell’amministrazione comunale di Carmiano, beneficiando anche dell’affidamento di commesse pubbliche.

Oltre al 416 bis, sono contestati a vario titolo i reati di organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, e numerosi episodi di spaccio di droga (hashish e marijuana, anche auto prodotti, e cocaina). E ancora: danneggiamenti, aggravati dal metodo mafioso, a seguito di incendi – come quello di cinque mezzi di proprietà di una società attiva nel settore della pubblicità per un danno pari a 50mila euro, e di quello, sfumato, ai danni dell’abitazione di un appuntato dei carabinieri - esplosioni di ordigni e di colpi d’arma da fuoco, ed estorsioni.

La difesa

A difendere gli imputati, ci penseranno gli avvocati: Raffaele Benfatto, Stefano Prontera, Cosimo D’Agostino, Simone Viva, Salvatore Greco, Mario Ciardo, Federico Martella, Vito Quarta, Luigi e Roberto Rella, Pantaleo Cannoletta, Mariangela Calò, Giuseppe Romano, Gabriella Mastrolia, Ladislao Massari, Valeria Corrado, Massimiliano Petrachi, Rocco Rizzello, Antonio Savoia, Laura Minosi, Maria Lucia Pagliara, Gabriele Valentini, Salvatore Rollo, Ivan Feola, Mario Fazzini, Lucia Longo, Antonio Luceri, Giovanni Gabellone, Nadia Martina, Maurizio Scardia, Rocco Vincenti, Francesco Tobia Caputo.

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