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Venerdì, 12 Aprile 2024
Cronaca

Mafia, droga, estorsioni nella 167 a Lecce, processo abbreviato per 16 imputati

Oggi la maggior parte delle persone coinvolte nell’inchiesta “Game over” è stata ammessa al rito speciale. In due hanno patteggiato e altre due saranno giudicate in ordinario

LECCE - Sarà un maxi processo in abbreviato quello originato dall’operazione “Game Over” della squadra mobile di Lecce che si aprirà il prossimo 18 settembre davanti alla giudice Maria Francesca Mariano. Oggi, in sede di udienza preliminare, 16 dei 21 imputati coinvolti nell’inchiesta che fece luce su un’associazione mafiosa particolarmente attiva nella zona “Le vele”, nella 167 B del capoluogo, hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati col rito speciale. 

Si tratta di: Fabio Briganti, 51enne; Pasquale Briganti detto “Maurizio”, 53enne di Lecce; Aleandro Capone, 27enne; Francesco Capone detto “Checco o Facciune”, 29enne; Nicolò Capone, detto “Nicolò piccolo”, 25enne; Daniele De Vergori, 23enne; Maurizio Elia, 46enne; Carlo Gaetani detto “Carletto” 38enne; Nicolò Greco, 24enne; Giuseppe Guido, 33enne; Domenico Persano detto “Mimmo”, 63enne; Nicola Pinto detto “Nico”, 35enne; Enzo Quaranta, 37enne;  Gianluca Stella detto “Luca o Ciotta”, 33enne; Carlo Zecca, 34enne; Simone Zimari, 33enne. Tutti di Lecce.

Quanto agli altri cinque imputati: Silvia Renna, 30enne, e Senad Amethovic, 30enne, entrambi residenti a Lecce, hanno chiuso il loro conto con la giustizia, patteggiando l’una, assistita dagli avvocati Pantaleo Cannoletta e Lucia Longo, un anno e otto mesi, l’altro quattro anni con la detenzione domiciliare (definibile già in questa sede come previsto dalla recente riforma Cartabia), con gli avvocati Ladislao Massari e Benedetto Scippa; Giampiero Schipa, detto “Giampi”, 58enne, e Giovanni Laera, 63enne di Lizzanello, che non avevano avanzato istanza di riti speciali, sono stati rinviati a giudizio, quindi sosterranno un processo ordinario;  Sergio Marti, 49enne, residente a Giorgilorio (frazione di Surbo), invece, dovrà sostenere una nuova udienza preliminare davanti alla gup Silvia Saracino, per dichiarata incompatibilità del giudice odierno.

Le accuse

Il reato di associazione mafiosa è contestato a Marti e Zecca (nel ruolo di promotori, dirigenti e organizzatori), e a Fabio Briganti, Aleandro Capone, Francesco Capone, Daniele De Vergori, Gaetani, in qualità di partecipi, mentre non è contestato a Maurizio Briganti che pure viene ritenuto dagli inquirenti “capo indiscusso del clan”, già condannato quattro volte per associazione mafiosa con sentenze irrevocabili (il 7 ottobre del 2000, il 7 marzo del 2006, il 22 luglio del 2016 e il 4 aprile del 2019 e di recente con la sentenza emessa in abbreviato l’11 giugno del 2021 nel maxi processo scaturito dall’operazione “Final Blow”).

Stando alle indagini, avviate nell’estate del 2019, l’organizzazione - che porta il suo nome  – avrebbe fatto affari nel traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti e nelle estorsioni a imprenditori e ambulanti che operavano nella zona dello stadio comunale di via Del Mare, a Lecce, in occasione di incontri di calcio e di eventi musicali e per gestire i parcheggi abusivi durante queste manifestazioni, adottando anche metodi violenti con "i responsabili di infamità". Secondo le carte dell'inchiesta, tra i promotori del gruppo che si sarebbe avvalso anche di armi da guerra, Marti (cognato di Maurizio Briganti) avrebbe dispensato consigli ai sodali riguardo azioni violente, come quella del tentato omicidio di Riccardo Savoia (i cui dettagli sono stati riportati in un precedente articolo).

A difendere gli imputati, ci penseranno: gli avvocati Raffaele Benfatto, Giuseppe Presicce, Stefano Pati, Paolo Cantelmo, Ladislao Massari, Angelo Vetrugno, Antonio Savoia, Luigi Covella, Giuseppe De Luca, Renata Minafra, Pantaleo Cannoletta, Lucia Longo, Giancarlo Dei Lazzaretti, Amilcare Tana, Francesco Vergine, Marco Caiaffa, Stefano Prontera, Benedetto Scippa. 

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