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Martedì, 21 Maggio 2024
Cronaca Galatina

Dibattito su mafia e giustizia, magistrate sotto scorta per la prima volta insieme tra la gente

La gip Maria Francesca Mariano e la sostituta della Dda Carmen Ruggiero saranno a Galatina l’8 maggio, alle 19, nell’ex convento delle Clarisse

GALATINA - Divenute bersaglio negli ultimi mesi di minacce di morte e per questo sotto scorta, la giudice Maria Francesca Mariano, in servizio negli uffici gip/gup del tribunale di Lecce, e la sostituta procuratrice della Direzione distrettuale antimafia Carmen Ruggiero, appariranno in pubblico insieme, per la prima volta.

Siederanno l’una accanto all’altra in occasione dell’evento intitolato “Una donna di mafia dal rimorso alla redenzione”,  ispirato dal romanzo “La scialletta rossa. Una donna di mafia” (Santelli Editore), di cui la stessa giudice è autrice.

All’incontro, che si terrà il prossimo 8 maggio, alle ore 19,  nell’ex convento delle Clarisse, in piazzetta Galluccio, a Galatina, parteciperanno il sindaco Fabio Vergine, Michele De Benedetto, presidente dell’Associazione civico culturale Galatina al centro, e il procuratore di Brindisi, già procuratore aggiunto a Lecce, Antonio De Donno.

Il romanzo, di cui l’attore Marco Antonio Romano leggerà alcuni stralci, sarà spunto per riflettere e confrontarsi sulle tematiche di mafia e giustizia, e prevederà anche momenti di danza.

La locandina-4

L’escalation di minacce

Sono diversi gli episodi intimidatori (raccontati in precedenti articoli) subiti dalle due magistrate all’indomani dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare scaturita dall’inchiesta “The Wolf” sul clan Lamendola-Cantanna, emessa proprio dalla gip Mariano su richiesta della sostituta Ruggiero.

Tra questi ci sono quelli avvenuti nel carcere di Lecce, il 30 agosto e il 31 agosto del 2023. Qui, Pancrazio Carrino, il 42enne di San Pancrazio Salentino (Brindisi), finito dietro le sbarre nell’ambito della stessa inchiesta, avrebbe brandito un oggetto metallico tagliente per impedire al personale della polizia penitenziaria di riportarlo in cella, dopo l’ora d’aria, e avrebbe consegnato a uno degli ispettori, in occasione dell’interrogatorio con la giudice, il punteruolo e un foglio dove era riportato il nome di quest’ultima.

Da qui, l’apertura del procedimento - per i reati di porto abusivo di armi e oggetti atti a offendere e violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o a un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a compiere un atto contrario ai propri doveri - che Carrino ha provato a definire con un patteggiamento a otto mesi di reclusione convertiti in lavori di pubblica utilità. Da parte sua, nessun segno di pentimento. Anzi. Proprio durante l’udienza, del 12 aprile scorso, in cui ha appreso che la Procura di Potenza, oltre a negargli l’istanza, alla quale aveva dato inizialmente parere favorevole, gli ha aggiunto l’aggravante mafiosa, ha rinnovato le minacce: “La gip Mariano si deve guardare le spalle” (qui, tutti i dettagli)”.

Per conoscere gli sviluppi della vicenda, bisognerà attendere il prossimo 7 maggio, quando si deciderà sull’eventuale modifica dell’imputazione.

Di certo, l’assidua presenza nelle aule di giustizia delle due magistrate, che procedono con determinazione nel loro lavoro, e ancor più, la partecipazione a eventi come quello dell’8 maggio, sono una risposta “eloquente” contro ogni forma di intimidazione, tra le più efficaci per svilirle. 

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