Auto crivellata di colpi di pistola, imprenditore denuncia agguato in strada

Giuseppe Palma di Monteroni è noto per aver denunciato presunte tangenti nell’aggiudicazione di appalti nella centrale Enel di Cerano che ha fatto scattare un'inchiesta

SAN PIETRO IN LAMA – “Qualcuno ha tentato di uccidermi, sparando colpi di pistola mentre ero in auto: sono finito fuori strada, hanno continuato a sparare e mi sono accovacciato sul sedile, sono riuscito a scappare e poi ho chiamato i carabinieri”. 

Ha denunciato di essere riuscito a sfuggire a un agguato, l’imprenditore di Monteroni di Lecce, Giuseppe Palma: con il suo esposto ha portato all’apertura dell’inchiesta su presunte tangenti nell’aggiudicazione degli appalti all’interno della centrale Enel di Cerano, con conseguenti arresti di cinque dipendenti con l’accusa di corruzione – in concorso con lo stesso titolare della ditta – e ulteriori due avvisi di garanzia nei confronti di dirigenti del sito di Brindisi. Tutti a rischio di processo, nel caso in cui i pm Milto Stefano De Nozza e Francesco Carluccio, dovessero esercitare l’azione penale con la richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale, dopo la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini attesi a breve.

L’imprenditore, 47 anni, ha riferito della misteriosa sparatoria avvenuta nella tarda mattinata di ieri, ai carabinieri della stazione di San Pietro in Lama, subito dopo – sostiene – essere riuscito a mettersi in salvo, nei pressi di un laboratorio di analisi. L’auto era di colore scuro, stando ai suoi ricordi. C’erano due uomini: i primi spari nelle vicinanze di una chiesetta lungo la strada interpoderale che da Monteroni porta a San Pietro in Lama. Sull’auto i militari hanno riscontrato alcuni fori. E hanno avviato tutti gli accertamenti per verificare le dichiarazioni, mettendosi anche alla ricerca di eventuali telecamere presenti nella zona.

Palma, stando a quanto si apprende, era alla guida dell’auto del figlio. Per sottrarsi alla traiettoria, ha riferito di aver accelerato e di essere finito contro un palo della segnaletica. A questo punto si è accovacciato sul sedile: “Ho temuto per la mia vita, credevo che volessero uccidere”. Ci sarebbero stati almeno altri due colpi di pistola. Attimi di terrore, per l’imprenditore che si è nascosto nell’uliveto del laboratorio di analisi e con il telefonino ha chiamato il 112, aspettando l’arrivo dei carabinieri.

Secondo il professionista, l’episodio sarebbe da collegare all’inchiesta della Procura di Brindisi sulle mazzette denunciate. Anche perché arriva a distanza di qualche settimana da una minaccia che il titolare della ditta ha riferito, sempre ieri, ai militari: “Sono stato avvicinato da un uomo robusto, pelato, il quale mi ha detto: ‘Tu al processo vivo, non ci arrivi”. Fatto accaduto all’ingresso della tangenziale di Monteroni il 16 agosto scorso.

Da marzo a giugno, Palma per cinque volte è riuscito a salire sul nastro trasportatore della centrale e ha minacciato il suicidio sostenendo di essere in credito con Enel per il mancato pagamento di alcune fatture per lavori eseguiti. Le dichiarazioni rese dal professionista leccese sono state acquisite sotto forma di incidente probatorio per costituire prova ai fini del processo, unitamente a quelle rese di recente da uno dei dipendenti della centrale, nel frattempo licenziato dopo essere stato trasferito. Somme di denaro, regali come il pagamento di fatture per l’acquisto di mobili, telefonini e carte prepagate.

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In collaborazione con BrindisiReport.it

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