Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Ancora in strada i lavoratori della statale Maglie-Otranto. In corteo dal prefetto

Per il terzo giorno consecutivo protesta dei lavoratori delle ditte incaricate dell'ampliamento della strada statale. Dopo due occupazioni dimostrative, un corteo per viali cittadini fino a Palazzo dei Celestini

I lavoratori su viale Don Minzoni.

 

LECCE – Per il terzo giorno consecutivo sono tornati a calcare la strada, ma non quella che vorrebbero ampliare. Questa mattina, una cinquantina di lavoratori delle ditte interessate alla realizzazione della Maglie-Otranto hanno percorso i viali di Lecce che separano via Salomi – dove c’è una sede della Provincia di Lecce – dalla Prefettura dove le maestranze si sono recate per essere ricevute dal prefetto, Giuliana Perrotta..

Mercoledì mattina la prima azione dimostrativa di protesta con l’occupazione pacifica ma foriera di qualche problema per la circolazione stradale, proprio nel punto – al chilometro 4 – in cui dovrebbe essere aperto il cantiere.  Nella giornata di ieri i lavoratori hanno concesso il bis, durante il quale hanno cercato di sensibilizzare i conducenti costretti a qualche minuto in più di canicola estiva. Oggi l’atto terzo con l’incontro con le ditte appaltatrici per cercare di sbrogliare la matassa: pare infatti che manchi ancora qualche autorizzazione da parte degli uffici regionali, sebbene questa ipotesi sia stata smentita ieri dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Dario Stefàno.

Per cercare una parola di chiarezza, i lavoratori – guidati dalle delegazioni di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil – hanno inscenato il corteo che li ha portati fino alla residenza del prefetto, lasciandosi dietro code di auto costrette a procedere a passo di lumaca. Giuliana Perrotta, del resto, proprio mercoledì pomeriggio ha ricevuto una lettera aperta che l’onorevole Alfredo Mantovano le ha indirizzato chiedendo un incontro in tempi brevi con tutti i soggetti interessati. Il rischio legato al blocco del cantiere è da una parte la perdita dell’ingente finanziamento, dall’altro la messa in discussione dei posti di lavoro che l’avvio dell’opera invece garantirebbe.

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