Mail a LeccePrima: "Voglio farla finita". Rintracciato

Poche righe di getto, il tentativo di contattare il lettore e le indagini di carabinieri e polizia postale. Nel giro di un'ora l'uomo è stato trovato. Cronaca di un pomeriggio con il fiato sospeso

suic
LECCE - Ore 13,51 e 28 secondi, nella posta della nostra redazione arriva un'e-mail. Oggetto: "suicidio". Sotto, poche righe, scritte di getto, senza punti, senza virgole e con un errore di battitura dettato forse dalla fretta di comporre, prima che la mano si bloccasse, che vi fosse un ripensamento: "sono un operatore ecologico il datore di lavoro non ci vuole pagare gli stipendi e per gravi proplemi economici ho deciso di farla finita". Ci siamo concessi solo qualche attimo. Il tempo di farci gelare il sangue nelle vene. Sgranando gli occhi davanti a quelle parole, tenute sott'occhio con inquietudine, quasi potessero fuggire, portando via con sé, per sempre, nell'oceano di Internet, il loro messaggio intriso di dolore.

Poi, la chiamata, ai carabinieri, con l'animo sopraffatto da un ciclone di emozioni contrastanti, la speranza che fosse solo una bufala e la consapevolezza che non c'era un solo secondo ancora da perdere. Abbiamo contattato i comandanti di nucleo operativo e investigativo dell'Arma di Lecce. Chiedendo anche un consiglio: se rispondere o lasciare che la macchina investigativa si muovesse da sola. La decisione, assunta in pochi attimi, in un rincorrersi di voci nervose da un capo all'altro del telefono: provare a replicare, chiedendo qualche informazione, cercando di rassicurare lo sconosciuto mittente.

Sconosciuto, perché senza firma, anche se l'indirizzo portava con sé alcuni elementi, fra cui quello che quasi sicuramente doveva essere un cognome, uno di quelli comuni, qui al Sud, più un'iniziale appuntata ed una cifra, probabilmente l'indicazione sull'età (in effetti, era così). Ma nessuna informazione sulla città o il paese d'origine.

Abbiamo così risposto, presentandoci e ponendo qualche domanda, per sapere di dove fosse il lettore e provare a spiegarci meglio il problema. Ma nei minuti che scorrevano frenetici, nessun riscontro. Fiato sospeso. E apprensione crescente. Diverse, in questo lasso di tempo, le telefonate. Non solo con i carabinieri. Mentre questi avviavano le prime ricerche partendo proprio da alcuni elementi chiave, compresa, ovviamente, l'attività lavorativa, e iniziando a sondare le varie società detentrici di appalti nel settore dell'igiene pubblica in provincia di Lecce, siamo stati contattati dalla polizia postale, specializzata nelle indagini sul web, alla quale abbiamo fornito codici all'interno della voce "sorgente messaggio" della web-mail, che contiene dettagli identificativi di particolare rilevanza, a partire dall'indirizzo Ip, cioè il codice assegnato ad ogni macchina connessa ad una rete e che consente di risalire al computer da cui è partita la posta elettronica.

Una semplice e-mail, insomma, e s'è mosso un mezzo esercito. Un immenso sospiro di sollievo è arrivato quando abbiamo saputo che la persona era stata rintracciata. Nel tempo di un'ora e dieci minuti circa dall'arrivo della posta elettronica. L'uomo che aveva spedito la mail ha confermato di essere il mittente, quando - non senza un certo stupore - ha visto una pattuglia giungere sotto casa. Più rapidi di quanto mai potesse pensare. I carabinieri vi sono arrivati seguendo il loro fiuto, con l'indagine tradizionale. La polizia postale, nel frattempo, ha confermato che era esattamente quella l'abitazione da cui era stata smistata la posta. Doveroso, da parte nostra, porre l'accento sulla professionalità e sull'estrema rapidità nell'azione di tutte le persone scese in campo, militari e agenti.

L'uomo, che risiede in un comune sud salentino e di cui non forniamo alcuna generalità, per fortuna è apparso piuttosto tranquillo, all'arrivo dei carabinieri, né è sembrato che stesse tentando in quel momento un gesto estremo. Convocato in caserma per raccontare i fatti, ha spiegato di aver avuto un momento di profondo sconforto, dopo aver avuto la notizia che non avrebbe percepito i soldi. La situazione non è semplice, e sul piano degli stipendi, il suo è un problema, purtroppo, comune a tanti. Tirare avanti è un'impresa, specie per chi ha famiglia, e in questi mesi, anche il nostro giornale, come altre testate locali, ha versato fiumi d'inchiostro su proteste, manifestazioni, convocazioni dal prefetto, trattative, spettro licenziamenti, stipendi arretrati mai versati. In più settori dell'economia locale.
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Forse, scrivere quelle poche righe ad un giornale, è stato un modo per cercare di accentrare l'attenzione su un problema concreto, avere comprensione, un supporto. Da parte nostra, necessario comunque contattare le forze dell'ordine, per non lasciare nulla d'intentato (mai sottovalutare simili messaggi). E non solo per il timore che si potesse veramente arrivare ad una tragedia. Abbiamo tutti noi una precisa responsabilità, anche solo quella di una parola di conforto, laddove non si possa fare nulla di concreto con le proprie mani. Purtroppo, più che raccontare questo malessere quotidiano, esserne testimoni con articoli ed interviste, non possiamo. Però, spesso, proprio chi viene assalito da idee nere, è la persona che più di tutte è attaccata alla vita. A costo di apparire retorici, al nostro sconosciuto interlocutore e a tutti coloro che vivono l'incertezza del presente, non possiamo che chiedere di avere forza e di continuare a lottare.

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