Cronaca

"Niente posti in Chirurgia", per l'accusa non era vero. Morì dopo calvario, tre medici condannati

Si è concluso con tre condanne il processo nei confronti di altrettanti medici dell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce, ritenuti responsabili della morte di Oronzo Centonze, 57enne di Frigole, avvenuta il 16 agosto del 2009 nel nosocomio salentino. Due le condanne per omicidio colposo e una per falso

LECCE – Si è concluso con tre condanne il processo nei confronti di altrettanti medici dell'ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, ritenuti responsabili della morte di Oronzo Centonze, 57enne di Frigole, avvenuta il 16 agosto del 2009 nel nosocomio salentino.

Il giudice monocratico del Tribunale di Lecce, Maddalena Torelli, ha condannato per omicidio colposo Daniela Giannetta, 53enne originaria di Foggia e Pierluigi Chiriacò, 55enne di Lecce, rispettivamente a 1 anno e otto mesi e 1 anno e quattro mesi. Tommaso Polito, 60enne di Campi Salentina, è stato assolto dall’accusa di omicidio colposo e condannato per il reato di falso a 1 anno e due mesi.

L'inchiesta ha avuto inizio grazie all'esposto presentato dalle tre figlie e della moglie di Centonze, assistite dagli avvocati Mariangela Calò e Elvia Belmonte, che si sono poi costituite parte civile e che hanno evidenziato le presunte negligenze e colpe del personale medico. Il giudice ha condannato Chiriacò e Giannetta a risarcire, in solido con la Asl di Lecce, ognuna delle quattro parti civili con 70mila euro. 

Nel loro dettagliato esposto i due legali della famiglia Centonze evidenziarono tutte le presunte inefficienze e il lungo calvario che il 57enne fu costretto a subire, e che a loro dire contribuì in maniera determinante a causarne il decesso. L’odissea di Oronzo Centonze iniziò a mezzanotte del 14 agosto quando, dopo aver accusato forti dolori addominali, raggiunse il pronto soccorso del “Fazzi”.

Il medico in servizio chiese che il paziente fosse visitato dal chirurgo di turno, Polito, che eseguì due consulenze chirurgiche (rispettivamente alle ore 1.10 e 3.10 del 15 agosto), poi “falsamente attestando che non vi erano posti letto disponibili nel reparto di Chirurgia dell’ospedale Vito Fazzi”. In realtà, secondo quanto contestato dall’accusa, nel reparto vi erano tredici posti disponibili. Per questo il paziente fu trasferito nell’ospedale di Campi Salentina, struttura non dotata di unità operativa chirurgica. Per Centonze iniziò un lungo calvario fatto di trasferimenti e mancate cure adeguate.

Il dirigente di medicina generale dell’ospedale di Campi, rilevata la gravità del caso e il “sospetto di patologia addominale di interesse chirurgico”, inviò più volte il paziente al “Fazzi” affinché fosse visitato dai chirurghi. Tra le 9 e le 10.45 del 15 agosto, il paziente fu visitato da Chiriacò che, dopo la “prescrizione di una nuova diretta dell’addome e di ulteriori lavaggi colostomici”, dispose un nuovo trasferimento a Campi. Poche ore dopo, tra le 18.05 e le 18.45 il paziente fu visitato da Giannetta che, dopo aver prescritto ulteriore “terapia infusionale, lavaggi colostomici e Tc addome in caso di mancato miglioramento del quadro clinico”, dispose un nuovo trasferimento a Campi. Alle ore 1.10 del 16 agosto il paziente fu nuovamente inviato presso il reparto di chirurgia del “Fazzi” per essere visitato dai chirurghi.

Per Centonze si trattò dell’ultimo trasferimento: il 57enne morì alle 2. Secondo l’ipotesi accusatoria il decesso si sarebbe verificato “in conseguenza di condotte colpose ascrivibili ai chirurghi dell’ospedale “Vito Fazzi” che visitarono il paziente e non espressero diagnosi tempestiva di occlusione intestinale necessitante un intervento chirurgico che, se eseguito, avrebbe salvato la vita al paziente”. I tre medici sono difesi dagli avvocati Angelo Pallara ed Ester Nemola. 

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