Cronaca

Maldestro tentativo di rapina e auto bruciata nella fuga: due indagati

Un 39enne di Surbo fu colpito dalla sedia lanciata dalla vittima. Un 24enne di Casalabate avrebbe coadiuvato in varie fasi

I carabinieri della stazione di Santa Rosa.

LECCE – La sua “carriera” di rapinatore non può dirsi costellata di successi. Andrea Rosafio, 39enne di Surbo, è indagato per un episodio avvenuto nella scorsa primavera nella marina leccese di Torre Chianca.

Sarebbe lui, dunque, l’uomo che il 2 maggio del 2015 entrò armato di coltello nella tabaccheria di via del Tiglio. Solo che il titolare rispose armato di sedia, scaraventandogliela addosso. Fu così costretto a fuggire in modo rocambolesco, bruciando anche l’autovettura usata per il maldestro tentativo di rapina. In capo a pochi giorni, fu poi identificato dai carabinieri della stazione di Santa Rosa. E adesso è probabile che finisca a processo.

L’aspetto singolare è che nel febbraio del 2013 gli andò persino peggio. Entrato in una sala scommesse del suo paese, sempre con intenzioni bellicose, rischiò il linciaggio dai presenti. A salvarlo furono gli stessi carabinieri che di lì a poco l’avrebbero ammanettato. Per quel caso fu poi condannato nel novembre dello stesso anno, per quanto gli fosse riconosciuta una parziale incapacità d’intendere e volere.

Per la vicenda di Torre Chianca, Rosafio non è l’unico indagato. Ne risponde in concorso anche Marco Vitale, 24enne, residente a Casalabate (marina di Squinzano e Trepuzzi). Per quanto non gli sia contestato di aver preso materialmente parte all’ingresso nella tabaccheria, avrebbe comunque avuto un ruolo logistico.

Ovvero, la Procura (il fascicolo è in mano al pm Roberta Licci) contesta a entrambi di aver messo in atto un piano che consisteva in primis nel rubare un’autovettura. La scelta ricadde sulla classica Fiat Uno, facile da aprire e mettere in moto, conoscendo il "mestiere". Ne avrebbero trovata una parcheggiata in strada, a Surbo, forzando lo sportello.

Vitale, poi, avrebbe procurato a Rosafio guanti, giubbotto e calzamaglia (quest’ultima, ovviamente, per coprire il volto, celando in parte i connotati). Si sarebbe quindi accordato con Rosafio, guidando lo scooter di proprietà di quest’ultimo, seguendolo. Evidentemente il progetto prevedeva già, dopo il colpo, la distruzione della Fiat Uno, per cancellare eventuali tracce e per la fuga definitiva con un mezzo “pulito”. L’auto fu trovata, in effetti, in fiamme a circa mezzo chilometro di distanza dalla tabaccheria. Ma la rapina non riuscì.

Sorpreso dalla reazione del tabaccaio, infatti, il rapinatore sarebbe fuggito di corsa, minacciando un cliente con il coltello perché gli aprisse la porta, che nel frattempo era stata chiusa. Entrambi, dunque, rispondono di concorso in furto aggravato e in tentata rapina, ma anche di danneggiamento aggravato. Rosafio, contestualmente, è indagato anche per la violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.

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