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Cronaca

Maltratta la moglie malata e minaccia col coltello la figlia in dolce attesa: due anni a un 44enne

Si chiude con una sentenza di patteggiamento una brutta storia che ha per vittime due donne. Secondo l’accusa, i soprusi si sarebbero verificati per almeno tre anni

LECCE - A poche ore dalla giornata dedicata alle vittime di violenza, una brutta storia finisce al vaglio del giudice del tribunale di Lecce Michele Toriello e riguarda un 44enne di Lecce che non avrebbe messo freno alla sua aggressività scagliandosi contro la moglie malata terminale e contro la figlia convivente. La ragazza, nata da una precedente relazione della madre, sarebbe stata persino minacciata con un coltello quando era in dolce attesa così, terrorizzata dalle condotte del patrigno, fu costretta ad allontanarsi dall’abitazione, e in seguito le sarebbe stato impedito di fare visita alla congiunta e garantirle le cure indispensabili  per la grave patologia di cui è affetta.

Quest’uomo, di cui non forniamo le generalità per tutelare le due malcapitate, oggi ha chiuso il suo conto con la giustizia patteggiando due anni di reclusione, col beneficio della pena sospesa.

Stando all’accusa, i soprusi si sarebbero verificati almeno per tre anni e spesso il 44enne avrebbe agito in stato di alterazione psicofisica dovuta al’abuso di alcol; colto da incontrollabili moti di ira, avrebbe insultato le due donne e danneggiato mobili e suppellettili lanciandoli per tutto l'appartamento. In particolare, racconta l’inchiesta, avrebbe minacciato la consorte di mali ingiusti, terrorizzandola al punto da costringerla a rifugiarsi in camera da letto e a serrare a chiave la porta; l’avrebbe strattonata ogniqualvolta tentasse di impedirgli di danneggiare la mobilia, e in una di queste circostanze le avrebbe provocato l'infezione di una ferita post operatoria tanto da obbligarla a sottoporsi a un nuovo intervento chirurgico. Ma non finisce qui. Il 44enne avrebbe dilapidato gran parte dei soldi della moglie, non provvedendo neppure ad acquistare i farmaci che le erano necessari e quando questa le comunicò l’intenzione di chiudere la relazione, l’avrebbe ricattata: avrebbe acconsentito alla separazione solo in cambio della somma di trentamila euro.

L’imputato era difeso dall’avvocato Gianluca Bianco, mentre la figliastra era assistita dall’avvocato Pasquale Tarantino.

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