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Cronaca Gallipoli

Maltrattamenti e lesioni, "padre-padrone" viola le prescrizioni del giudice e finisce in carcere

Aggravata la misura nei riguardi di un pregiudicato gallipolino, accusato di ripetute vessazioni nei riguardi della ex convivente e delle figlie minorenni di quest'ultima. I fatti dal 2014 allo scorso aprile

GALLIPOLI - Trasgredisce l’imposizione del giudice di tenersi alla larga dalla convivente e dalle figlie, nell’ambito del procedimento in cui è indagato per maltrattamenti in famiglia e lesioni, e per questo finisce in carcere.

A disporre l’aggravamento della misura (che era stata applicata insieme al braccialetto elettronico) nei riguardi di un 33enne pregiudicato originario di Gallipoli, è stato il gip del tribunale di Lecce Angelo Zizzari, su sollecitazione della Procura.

La violazione che è costata all’uomo l’ingresso nel penitenziario di “Borgo San Nicola” risale al 2 maggio scorso, quando si sarebbe recato nei pressi della abitazione di una familiare della ex (nonostante avesse l’obbligo di allontanamento di 500 metri dai luoghi frequentati dalle persone offese), precedendo questa a bordo del suo veicolo mentre si recava sul luogo di lavoro, sulla statale 274, facendosi sorpassare e poi a sua volta affiancando in corsa la vettura della malcapitata, richiamando con gesti la sua attenzione per intimarle di fermarsi.

L’inchiesta

I soprusi sarebbero iniziati dieci anni fa, sin dall’inizio della convivenza, e a subirli sarebbero stati principalmente la convivente e le sue due figlie minori nate da precedenti relazioni. Con queste il 33enne si sarebbe comportato come un padrone, impedendole di manifestare liberamente il loro pensiero, di uscire di casa anche solo per fare visita ai parenti se non con la sua presenza o con la sua autorizzazione, privandole del cellulare, imponendo di alzarsi prima delle 4 del mattino per recarsi in campagna.

Guai se le malcapitate avessero preso iniziativa di alcun tipo o non avessero rispettato le sue regole, sarebbero partiti schiaffi, pugni, tirate di capelli e piatti in testa.

Nemmeno lo stato di gravidanza della compagna, l’avrebbe fermato dal compiere gesti di inaudita violenza, come quello di fratturarle un pollice durante un litigio e costringerla a ricorrere alle cure mediche nell’ospedale di Gallipoli.  

In un’altra circostanza, nell’inverno del 2023, sempre durante un litigio scaturito da un motivo banale (legato al consumo di sigarette), avrebbe sferrato un pugno nello stomaco della donna che per questo sarebbe caduta per terra e avrebbe accusato difficoltà a respirare.

Diversi gli episodi finiti nelle carte dell'inchiesta, l'ultimo dei quali risale allo scorso 12 aprile, quando avrebbe picchiato e strattonato anche una delle due figlie della convivente, anche stavolta per cause futili.

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