Cronaca

Maltrattamenti ai pazienti della casa di cura e ai dipendenti, in tre a processo

Il direttore e l'amministratrice avrebbero costretto i pazienti a vivere in condizioni precarie, estorcendo denaro ad alcuni operatori

LECCE – Si aprirà a luglio, dinanzi ai giudici della prima sezione collegiale, il processo nei confronti di Dario Martino Federico, 70enne, e Rosaria Villani, 60 anni, direttore e amministratrice di fatto della clinica “Le vele casa per la vita comunità San Giuseppe” di Taviano, accusati di aver maltrattato gli ospiti della struttura, a loro affidati per ragioni di custodia. Lo ha deciso il gup Michele Toriello al termine dell’udienza preliminare.

In particolare gli imputati avrebbero costretto i pazienti a vivere in condizioni igieniche precarie, esponendoli al rischio di somministrazione di farmaci scaduti, imponendo un regime alimentare inconsistente, negando il consumo di carne e offrendo gli stessi generi alimentari ogni mattina a colazione (un litro di latte diluito nell’acqua da dividere tra 18 e 20 persone, tre biscotti ciascuno, pane del giorno precedente mischiato con latte e acqua). Inoltre, avrebbero aggiunto un posto letto superando la capienza massima della struttura (sedici posti), trascurando di tenere stretta osservazione un paziente che si è provocato autolesioni.

Ai due è inoltre contestata l’accusa di estorsione per aver costretto, con la minaccia del licenziamento quattro operatori socio sanitari dipendenti della clinica, a restituire in contanti somme di denaro versate ogni mese in busta paga (mediamente dai 100 ai 300 euro. Una dei quattro operatori sarebbe stata oggetto delle vessazioni dei due, tanto da portare alla contestazione del reato di atti persecutori.

A Federico e un terzo imputato, Roberto Scigliuzzo (figura marginale dell'inchiesta), 30enne di Gallipoli, è contestato il reato di detenzione di medicinali guasti, conservati all’interno di un armadietto a cui, secondo l'accusa, solo i due imputati potevano accedere.

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto, e Francesco Zacà. Due degli operatori socio sanitari si sono costituiti parte civile con l’avvocato Francesco Fasano.

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