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Martedì, 16 Aprile 2024
Cronaca Taurisano

Giovane accusato di maltrattamenti alla ex, ridotta la condanna in Appello

Ieri, un 26enne di Taurisano è riuscito a concordare due anni di reclusione. In primo grado ne aveva rimediati tre

TAURISANO - E’ stata ridotta in Appello la condanna inflitta lo scorso maggio a un 26enne di Taurisano, accusato di aver maltrattato la convivente: da tre a due anni. Tanti ne sono stati concordati ieri nel processo in cui l’uomo era assistito dall’avvocato Giuseppe Presicce.
Secondo l’inchiesta, condotta dalla sostituta procuratrice Erika Masetti, il giovane avrebbe aggredito la compagna, all'epoca 19enne, ripetutamente, sia fisicamente, con calci nello stomaco, schiaffi e pugni, che verbalmente, dandole della poco di buono. E, in più occasioni, le avrebbe distrutto il cellulare per impedirle di chiedere aiuto.
Gli episodi riguardavano gli ultimi anni di convivenza, dal dicembre 2018 all’aprile 2020, e anche nel periodo successivo alla fine della relazione, nel febbraio del 2021.
In un'occasione, avvenuta dopo la nascita del figlio, il 26enne si sarebbe scagliato contro la malcapitata che si trovava nei pressi della villetta comunale, afferrandola per i capelli e buttandola violentemente a terra, nel contempo privandola del cellulare e riducendolo in frantumi. Avrebbe desistito solo grazie all’intervento della sorella di lei, sostiene l’accusa, che sarebbe riuscita a bloccarlo anche in una successiva aggressione. In un’altra circostanza, ancora, l’avrebbe ferita all'occhio e al sopracciglio destro.
Dopo la separazione, il giovane avrebbe tolto il fiato alla ex, tempestandola di messaggi whatsapp e chiamate, dal contenuto offensivo e minaccioso. Non solo. L’avrebbe aggredita ancora una volta nei pressi di un bar tirandole un forte schiaffo sulla parte sinistra del viso colpendole l'occhio ed il labbro, spingendola e facendola cadere al suolo; non pago, l’avrebbe raggiunta mentre cercava di scappare per chiedere aiuto, afferrandola per i polsi e strattonandola con forza, e distruggendole anche in questo caso il telefonino.
La vittima, dopo l’accaduto, fu costretta a ricorrere alle cure mediche e i sanitari riscontrarono un "trauma polso destro, ginocchio sinistro ed arcata zigomatica sinistra", guaribile in dieci giorni.
Le accuse contestate all’uomo erano di stalking, lesioni e maltrattamenti, ma all’esito del processo di primo grado, il collegio, presieduto dal giudice Fabrizio Malagnino, ritenne sussistente solo l’ultimo reato, assolvendolo per gli altri. 

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