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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

La mamma di Sonia: “Soddisfatta della sentenza, ma il dolore resta enorme”

Sabrina Lombardi ha raccontato a Riminitoday di essere appagata dalla condanna all'ergastolo di Salvatore Carfora che un anno fa uccise la figlia con trenta coltellate: “Ha avuto quello che meritava”

LECCE - “Per il momento sono soddisfatta ma è una soddisfazione senza gioia", ha commentato così Sabrina Lombardi  su Riminitoday la sentenza all’ergastolo (di cui si dà notizia in un precedente articolo) inflitta oggi all’ex fidanzato della figlia brutalmente assassinata.

La madre della 29enne di Rimini, Sonia Di Maggio, uccisa un anno fa con 31 coltellate da Salvatore Carfora, 39 anni, di Torre Annunziata, ha aggiunto: "L'assassino di mia figlia ha avuto quello che si meritava, ma non per questo si attenua l'enorme dolore per la perdita di Sonia. Questa sentenza mi ha fatto acquisire un minimo di fiducia nella giustizia. Immagino, però, che chi l'ha uccisa presenterà appello per vedersi diminuire la pena e questo non sarebbe giusto. In questo momento non ci sono parole per il killer di mia figlia".

La donna era parte civile nel processo con l’avvocato Vincenzo Blandolino e nella sua testimonianza davanti alla Corte d’Assise, aveva riferito dei rapporti turbolenti avuti dalla vittima con l’imputato.

I giudici, oltre a riconoscere la premeditazione e i futili motivi, hanno tenuto conto anche dell’aggravante legata al reato di stalking, perché la ragazza prima di essere uccisa, fu perseguitata dall’ex che non accettava l’idea si fosse rifatta una vita altrove e, soprattutto con un altro uomo. Per questo, secondo l’accusa, Carfora partì da Napoli per il Salento, con un coltello, per ucciderla, mosso da una sconsiderata possessività: Sonia doveva essere sua e di nessun'altro.

Per la difesa, invece, il delitto non fu pianificato: il 39enne avrebbe perso i lumi, solo dopo il rifiuto della giovane a tornare insieme, infierendo su di lei con un’arma che aveva portato con sé solo per difendersi o per soddisfare bisogni di prima necessità (come quello di tagliare il pane).

La tesi, alla luce del verdetto, non ha retto in primo grado, ma sarà di certo oggetto del ricorso in appello.

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