Truffa per oltre 3 milioni con radiofarmaci, in sei a rischio processo

Il 22 settembre saranno davanti al giudice i cinque manager e una funzionaria del Comune di Casarano, grazie ai quali la "Sparkle" avrebbe beneficiato indebitamente di fondi pubblici

LECCE - E' arrivata al capolinea l'inchiesta sulla truffa milionaria coi radiofarmaci che vede sott'accusa la “Sparkle srl” di Casarano. E' stata fissata al 22 settembre davanti al gup Vincenzo Brancato l'udienza preliminare per discutere sulla richiesta di rinvio a giudizio nei riguardi di cinque imprenditori e una funzionaria del Comune di Casarano.

Stiamo parlando di Ida Mancini, 70 anni, e Gianluca Valentini, 59, entrambi di Porto San Giorgio (in provincia di Ascoli Piceno), l'una nelle vesti di amministratore di diritto della Sparkle (dall'8 febbraio 2006 al 15 maggio 2007), l'altro di amministratore di fatto e anche di diritto (dal 15 maggio 2007 al 2 ottobre 2014); Paola Panichelli, 46, di Citanova Marche (Macerata), socia al 26 per cento della Sparkle; Mauro Ballante, 58, di Filottrano (Ancona) e Sergio Foresi, 75, di Morrovalle (Macerata), rispettivamente legali rappresentanti di aziende socie della Sparkle al dieci per cento; Caterina Mastrogiovanni, 48 anni, di Gallipoli, in qualità di responsabile del procedimento presso lo sportello unico delle attività produttive del Comune di Casarano. Tutti rischiano il processo per truffa aggravata, falso ideologico e abuso d'ufficio (reato questo che non è stato contestato solo a Mancini).

In aula ci sarà (rappresentata dall'avvocato Fritz Massa) anche la Sparkle, per non aver adottato le misure necessarie a prevenire quegli illeciti che le avrebbero consentito di beneficiare di circa tre milioni 660mila euro dalla Regione Puglia nell'ambito dei programmi integrati di agevolazione – Por 2000-2006 (Pit 9).

Secondo le indagini, svolte dal sostituto procuratore Massimiliano Carducci con finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Lecce, per rientrare nei requisiti necessari all'erogazione del contributo fu aumentato il capitale sociale della Sparkle. In particolare, nello stesso giorno, il 29 giugno 2007, i soci versarono nelle casse della società tre milioni 290 mila euro, salvo poi riappropiarsene simulando un contratto d'appalto.

Ai permessi, invece, ci avrebbe pensato la dipendente comunale, come avrebbe fatto con il provvedimento autorizzativo unico (n 5 del 24 aprile 2007) rilasciato in soli quattro giorni (compresi un sabato e una domenica) nel quale avrebbe attestato falsamente di aver acquisito tutti i pareri necessari alla pratica, come quello obbligatorio del ministero dello Sviluppo Economico. Non solo. La funzionaria avrebbe violato la legge e i regolamenti comunali, adottando una determina dirigenziale (n. 14 del 23 dicembre del 2009) che autorizzava la Sparkle a cedere l'edificio di Casarano a una società di Ancona.

Questo il quadro accusatorio delineato dall'inchiesta aperta su input della Procura regionale della Corte dei conti e sfociata nel dicembre 2015 nel sequestro preventivo e lo scorso maggio in quello conservativo dell'immobile aziendale e di conti correnti per un equivalente di 3 milioni e 600mila euro. A difendere gli imputati ci penseranno, tra gli altri, gli avvocati Giuseppe Talò, Fritz Massa e Simona Carrozzo.

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Colto da malore al volante, fa a tempo ad accostare ma poi muore

  • Si recide l'arteria radiale del polso potando i suoi ulivi: 67enne muore dissanguato

  • Un violento scontro fra due veicoli: feriti entrambi i conducenti

  • Agenzia funebre nel mirino: data alle fiamme da ignoti, del tutto distrutta

  • Rimandata a casa con un antidolorifico per l’emicrania, ma aveva un ictus: indagato il medico

  • Dopo la confisca, “testa di legno” per ditta in odor di mafia: sigilli a patrimonio dei De Lorenzis

Torna su
LeccePrima è in caricamento