Cronaca

Mani su gioielli e soldi della zia malata: a processo una 42enne

Si aprirà il 28 settembre il processo nei riguardi di una donna di Carmiano accusata di aver manipolato la parente, isolandola dal resto della famiglia, per appropriarsi dei suoi averi

CARMIANO - Sarà un processo a stabilire se è vero che D.M., 42enne di Carmiano, avrebbe approfittato delle precarie condizioni di salute della zia, di 67 anni, per mettere le mani sui suoi averi. A deciderlo sarà il giudice Stefano Sernia, dinanzi al quale l’imputata, assistita dagli avvocati Rita Ciccarese e Francesco Calcagnile, cercherà di dimostrare l’estraneità alle accuse.

Circonvenzione di incapace e appropriazione indebita aggravata, sono i reati messi nero su bianco nella richiesta di rinvio a giudizio accolta oggi, al termine dell’udienza preliminare dal giudice Michele Toriello, che ha fissato l’inizio del dibattimento al 28 settembre.  

Stando alle indagini condotte dal pubblico ministero Massimiliano Carducci, la donna con la sua presenza costante e disponibilità continua, avrebbe rafforzato il rapporto di fiducia con la zia acquisita che in seguito alla perdita del marito era caduta in depressione ed era stata colpita da un ictus, isolandola dal resto della famiglia. Così, secondo l’accusa, sarebbe riuscita ad avere il controllo totale sulla sua vita e sui suoi beni, come numerosi gioielli e conti correnti.

In particolare, all’inizio del 2018, in seguito all’accredito sul conto corrente bancario della malcapitata, ex dipendente della Asl di Lecce, della prima rata del TFR per 32mila euro, avrebbe indottoquest'ultima a regalare al coniuge (che è il nipote diretto) la somma di 15mila euro per l’acquisto di un’autovettura e a farsi consegnare anche la carta bancomat che avrebbe utilizzato per effettuare addebiti e prelievi per una somma complessiva di oltre 10mila e 200 euro, ritenute dagli inquirenti non giustificabili con le effettive necessità e col tenore di vita della familiare.

Nel febbraio di quello stesso anno, la 42enne avrebbe aperto un nuovo conto corrente cointestato, sul quale furono spostati i soldi del precedente conto e versate altre somme della malcapitata per un totale di circa 31.500 euro, e ancora, avrebbe utilizzato la relativa carta bancomat, con la scusa che in questo modo avrebbe potuto gestire più agevolmente pagamenti e spese sempre nell’interesse della zia, arrivando a prelevare in un solo mese 8mila e 200 euro e in sei mesi quasi 21.500 euro.

Inoltre, secondo le indagini, la nipote, nonostante fosse stata diffidata, per due volte, dal restituire diversi beni, si sarebbe appropriata di tutta la documentazione medica, di quella che riguardava il trattamento pensionistico e il TFR, e di comunicazioni da parte dell’Inps, oltre che di pietre preziose e gioielli in oro, tra i quali 24 anelli, uno dei quali con brillante, un bracciale con ciondoli, un orologio firmato, una collana, e un paio di orecchini con pietra di corallo.

La presunta vittima e la sorella che con la loro denuncia determinarono l’apertura dell’inchiesta saranno parti civili al processo.

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