Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca Viale San Nicola

Finti manifesti annunciano la morte di Vadacca, già gambizzato lo scorso anno

Sono almeno quattro i cartelloni funebri affissi, probabilmente nella notte, nei pressi del cimitero di Lecce. La segnalazione da parte di un lettore alla redazione, la quale ha poi allertato la polizia. Inquietante il messaggio indirizzato al 31enne, ferito nel mese di ottobre del 2012. Oltre agli insulti, avvertimenti anche ai famigliari

Un agente della scientifica durante i rilievi

LECCE – Persino l’iconografia ad alta risoluzione, in cui è ritratto Sant’Antonio che sorregge Gesù Bambino, sembra una scelta tutt'altro che casuale, simile ad un avvertimento in perfetto stile mafioso. Quattro manifesti funebri, ma non si esclude ce ne possano essere anche degli altri affissi lungo le vie della città, sono apparsi in mattinata, nei pressi del cimitero di Lecce, e all’ingresso dell’ex Monastero degli Olivetani, sede della facoltà di Conservazione dei Beni culturali. Ma la città potrebbe essere stata tappezzata. Nel corso delle ore, infatti, stanno spuntando in più punti del capoluogo salentino: un quinto è stato affisso nei pressi della parrocchia di Santa Maria della Porta, sita in via Cavalieri di Vittorio Veneto, zona San Pio. “Tragicamente è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari, Davide Vadacca, fu Pompilio. Ne danno il triste annuncio la moglie, il padre, la madre, la figlia ed i parenti tutti. Rimarrai sempre nu lurdu e infame”.

Questa l’inquietante scoperta fatta da un lettore di LeccePrima. it, che ha comunicato l’accaduto alla redazione. E’ stata poi quest’ultima a segnalare la presenza di quei cartelloni (presumibilmente esposti nella notte, in un facsimile molto fedele ai manifesti delle pompe funebri) alle forze dell’ordine. Sul posto sono giunti gli agenti di polizia della squadra mobile, assieme ai colleghi della scientifica. Hanno provveduto ad eseguire i rilievi e, in un secondo momento, a rimuovere i macabri poster dai pannelli per le affissioni. 

manifesti_minacce 002-2A sconcertare è la modalità con cui un evidente atto intimidatorio - con tanto di insulti e minacce ai famigliari, bambina compresa -  è stato indirizzato al 31enne, balzato agli onori della cronache nell’autunno di un anno addietro. Quando, era il 30 ottobre del 2012, fu gambizzato con quattro colpi di pistola - quattro come i primi manifesti scoperti in mattinata - nell’area di servizio “Esso” , all’uscita di Lecce, in direzione di Brindisi. Certo è che la lettura dell'episodio potrebbe essere molto più complessa, rispetto al senso letterale immediato di quei caratteri tipografici. Il nome "Pompilio", in primis.

Il padre di Vadacca si chiama Pompeo. Un nome, effettivamente, simile. Ma che potrebbe indicare un'altra delle figure vicina al 31enne e comunque coinvolta nella vicenda. Dubbio analogo per i componenti citati sul manifesto: il termine "padre", "madre", potrebbero anche essere stati utilizzati in senso esteso, indicando l gruppo attorno a cui orbita l'uomo gambizzato. Ma a destare l'attenzione è soprattutto l'immagine di un santo, Sant'Antonio da Padova appunto, piuttosto inconsueta sulle locandine di un lutto. Dietro la figura religiosa potrebbe celarsi, ad esempio, la "firma" del mittente.

Vadacca è ritenuto dagli investigatori tra i possibili successori del boss Roberto Nisi, finito in manette dopo la latitanza,  nell’ambito dell’operazione “Cinemastore, condotta nel gennaio del 2012 dalla squadra mobile e conclusa con 60 arresti della squadra mobile. Il 31enne è stato, peraltro, condannato nel 2011 ad un anno di reclusione nel blitz denominato “Little devil”, operazione dei carabinieri del reparto operativo.

I due presunti autori dell’aggressione al 31enne furono fermati il 22 novembre, a seguito di due ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Lecce, Cinzia Vergine, su richiesta dei sostituti procuratori Giuseppe capoccia e Guglielmo Cataldi. Si tratta di Simone Francesco Corrado, 32enne e di Alessandro Sariconi di 35. Sarebbe stato quest’ultimo, per sua stessa ammissione, ad impugnare l’arma, una calibro 22, la sera della sparatoria. Le indagini furono condotte dai carabinieri del Nucleo radiomobile di Lecce.

E non è tutto. Altri colpi di pistola furono poi esplosi, il giorno di san Martino, contro l’abitazione di Vadacca. E altri sei furono indirizzati, il giorno successivo, contro la palestra “Salento Fitness”, di proprietà del padre di Simone Corrado. Uno crescendo di messaggi allarmanti. Un botta e risposta nel quale sembra rientrare anche l’episodio di questa mattina. Che ha fatto ripiombare la città in uno stato di emergenza, dopo alcuni mesi di tregua apparente.

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