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Sabato, 25 Giugno 2022
Una provocazione

La mano dell’uomo dietro i roghi. Per salvare il Salento ci vuole l’esercito

Da anni gli incendi degli uliveti colpiti da Xylella impegnano a dismisura i vigili del fuoco, già chiamati a fronteggiare le altre emergenze. Prosegue la devastazione del territorio fino all'ultimo albero, insieme al gioco delle parti

LECCE - Prima che sia troppo tardi, ci vuole l’esercito. Davanti alla devastazione provocata dall’ondata di roghi che stanno investendo, uno dopo l’altro, gli uliveti della provincia di Lecce colpiti da Xyllela, sembra non esserci alternativa alla rassegnazione (qui l'articolo delle scorse ore).

Sebbene una certa pigrizia intellettuale e l’eccesso di prudenza abbiano inflazionato l’uso dell’espressione “fenomeno misterioso”, in realtà il ricorso agli incendi è un metodo sistematico e negare l’origine dolosa dei roghi è un atto di ipocrisia. Eppure quasi nessuno ha il coraggio di dirlo. I contorni della vicenda, dopo due, tre anni di emergenza sistematica, sono oramai delineati.

Basta osservare il dibattito sulla questione dal quale emergono alcune chiavi di lettura. In un comunicato di Confragricoltura Puglia, inviato in redazione proprio nella mattinata odierna, si legge che “serve intervenire con urgenza nell’espianto degli ulivi secchi uccisi dalla Xylella per non provocare nuovi danni al Salento già martoriato da perdita di produzione e lavoro a causa del batterio” e, più avanti, che il rischio incendi è ancora concreto: “Con il caldo, il vento di questi giorni e gli alberi morti di ulivo, che fanno da combustibile secco e altamente infiammabile, senza un immediato intervento potrebbero andare distrutti altri ettari di terreno che costeggiano abitazioni e centri”. E già, ci vuole un attimo a mettere in pericolo la vita delle altre persone.

Si dice anche che la situazione sarebbe “al momento sotto controllo” ma non è così: il centralino del comando dei vigili del fuoco è già andato in tilt, gli interventi si susseguono nella cronica scarsità di mezzi e nella crescente rabbia degli operatori che denunciano in maniera sistematica le criticità tra le quali si trovano ogni giorno a lavorare. I rischi connessi sono tanti, a partire dalla gestione delle altre emergenze che in un'area, tra l'altro, ad alta vocazione turistica aumentano nella bella stagione.

Ci vuole l’esercito, quindi, per arginare il deliberato scempio in corso al quale la classe politica assiste silente e indifferente, a partire dagli enti locali. Non è mai stata fatta in maniera seria prevenzione: i campi infestati da erbacce, privati e pubblici, sono tappeti rossi per la propagazione delle fiamme che corrono veloce, mentre l’attività sanzionatoria degli enti locali è sporadica e lenta. Si è sempre tollerato, in spregio al buonsenso prima e alle ordinanze poi, che si bruciassero gli scarti di vegetazione in maniera incontrollata e oltre i termini previsti. Non trascorre stagione in cui non ci siano vittime di queste pratiche agricole.

La Xylella ha amplificato a dismisura la dinamica, per ragioni specifiche: davanti alla lentezza della burocrazia e nel contesto di una inesistente cultura ambientale, la “giustizia fai da te” è vista da qualcuno come la soluzione più pratica e immediata. Poi, certamente, ci sono anche le mire speculative, come del resto gli incendi boschivi e della macchia mediterranea nelle zone rurali e costiere di maggior pregio hanno dimostrato in una lunghissima statistica. Il fenomeno dell’autocombustione, o del mozzicone di sigaretta che genera un incendio, lo dice la letteratura specialistica, è poco meno di una leggenda: quasi sempre è la mano dell’uomo che appicca le fiamme. Fermarla è la vera urgenza, prima ancora di porsi il problema dell’accertamento e delle eventuali conseguenze penali.

Ci vuole l’esercito, dunque, per impedire la distruzione di un territorio già violentato impunemente con discariche abusive, cementificazioni, scarichi a mare irregolari, deroghe e condoni. Non siamo capaci di prenderci cura del paesaggio e delle risorse naturalistiche, cioè della nostra ricchezza più grande. Non siamo credibili quando si parla di ambiente e per questa evidenza perdono di forza le nostre ragioni: perché, per esempio, dovrebbero essere prese sul serio le argomentazioni contro gli impianti eolici offshore?

Finiamola con questo teatrino, con questo gioco delle parti che coinvolge direttamente anche le istituzioni. E se l’attività di pattugliamento dei militari può servire ad arginare questa scriteriata tendenza all’autodistruzione, allora questa non è solo una provocazione. Ci sarà poi il tempo per operazioni culturali e di sensibilizzazione di ampio respiro, ma rimanere inermi è un lusso che ora non ci possiamo permettere. Restituiamo ai vigili del fuoco la possibilità di fare bene il proprio lavoro, quello dovuto alle emergenze dovute al caso e non all’ignoranza dell’uomo. E magari diamo loro le due campagnole con moduli di antincendio boschivo e i quattro pick-up richiesti, mai arrivati in pianta stabile nonostante le promesse.

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