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Libero dopo venti giorni il "custode" del mega arsenale finito nei guai per droga

Giovanni Manzari, 54enne leccese, era stato fermato con Denis Ahmetovic, 30enne di Campi Salentina, al rientro da Brindisi. In auto, panetti di hashish. Il secondo s'è accollato il carico. Ma in casa del primo, mentre attendeva che si esprimesse il Riesame, sono state trovate armi ed esplosivo in quantità

LECCE – Giovanni Manzari lascia il carcere dopo venti giorni esatti. L’agricoltore 54enne di Lecce è stato fino a oggi detenuto in una cella della casa circondariale di Brindisi. Ora è un uomo libero, pur ovviamente rimanendo indagato per trasporto di sostanze stupefacenti. Ad arrestarlo, la sera del 25 novembre scorso, erano stati i carabinieri della compagnia di Brindisi. Insieme allo slavo Denis Ahmetovic, 30enne residente a Campi Salentina, era stato bloccato mentre rientrava verso il capoluogo salentino a bordo di una Fiat Punto. In auto c’erano sei panetti di hashish, per un totale di 3 chilogrammi.

Anche Ahmetovic può lasciare la casa circondariale, ma resta detenuto, ai domiciliari. Le motivazioni dei giudici del Riesame del Tribunale di Lecce (presidente Silvio Piccinno, relatore Stefano Marzo) si conosceranno nei prossimi giorni. Certo è che per Manzari, probabilmente i giudici hanno ritagliato un ruolo minore, in virtù delle dichiarazioni rese da Ahmetovic. 

Il 30enne, infatti, ha spiegato di aver agito all’oscuro di Manzari. Da questi avrebbe ricevuto solo un passaggio, conoscendosi da anni, senza che fosse informato del carico di droga. Cambia, dunque, il quadro iniziale, visto che nell’udienza di convalida, tenutasi il 27 novembre, il gip Giuseppe Licci aveva respinto le prime richieste di scarcerazione avanzate dai legali dei due, gli avvocati Fabrizio Tommasi e Carlo Martina, dando quindi ragione al pm Milto De Nozza.

Tutta la vicenda rientrerebbe nell'alveo dell'ordinarietà di qualsiasi iter giudiziario, in attesa della chiusura delle indagini preliminari e dell’eventuale rinvio a giudizio (e nei fatti lo è), se non fosse per lo spessore che ha assunto agli occhi del pubblico un personaggio fino a poco tempo addietro misconosciuto, per quanto avvenuto proprio nel periodo in cui si trovava ancora in carcere.

Come ben si ricorderà, infatti, nella tenuta nelle campagne fra Torre Rinalda e Squinzano, non lontano dall’abbazia di Santa Maria a Cerrate, in cui Manzari abita e gestisce nello stesso tempo un’azienda agricola, all’alba del 30 novembre, i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce hanno svolto una perquisizione di propria iniziativa, scovando uno dei più grossi arsenali degli ultimi tempi, specie sotto il profilo dell’esplosivo.

Nelle stanze della masseria, negli abiti, persino nel trattore, ma soprattutto in vari punti dei muretti a secco che racchiudono l’azienda agricola, i cani dell’Arma addestrati alla ricerca di armi, hanno fiutato di tutto. Pistole, fucili, munizioni a non finire per ogni tipo di calibro, 70 chili di polvere da lancio per produrre circa 10mila proiettili (e che miscelata con altre sostanze può diventare esplosivo), 1 metro e mezzo di miccia a lenta combustione, novantacinque detonatori e 365 chili di polvere da cava ad alto potenziale (tutto l’inventario si può consultare in quest’articolo).

Manzari ha precedenti specifici, ma mai come questa volta è stato rinvenuto materiale in quantità così elevata, tanto che cova il sospetto che possa essere un uomo di fiducia nella vendita o comunque nella custodia di arsenali per conto di uno o più gruppi criminali di un certo profilo. Quest’indagine, però, è praticamente ancora all’inizio e corre su un binario diverso, seppur parallelo, alla vicenda che l'ha visto coinvolto per il traffico di hashish. Una cosa è certa: al rientro a casa, questa sera, non troverà più nemmeno una cartuccia.   

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