Cronaca

Una masseria piena di armi, per la Cassazione deve restare in carcere

Già il Riesame aveva rigettato l'istanza per conto di Giovanni Manzari. La vicenda ora passata anche al vaglio della Suprema corte

ROMA – Resta in carcere Giovanni Manzari, il 55enne di Lecce condannato  in primo grado a sette anni e quattro mesi con le accuse ricettazione, detenzione abusiva di armi, esplosivo e munizioni. Così ha deciso la Cassazione.

Nella masseria in cui ha residenza, in località “Cerratelle” (agro di Lecce, ma al confine con Squinzano) all’alba del 30 novembre del 2015, fu trovato un maxi arsenale composto da fucili e pistole con e senza matricola (alcune provento di furto), capsule innescanti per cartucce, centinaia di palle di piombo per fucile da caccia di vari calibri, cartucce d’ogni genere, 30 chili di ogive per armi lunghe e corte, 23 chili di bossoli per pistole e fucili, polvere da lancio in quantità smisurata e persino 365 grammi di polvere da cava ad alto potenziale e detonatori, il più fatto brillare sul momento. Il blitz fu effettuato dai carabinieri del Nucleo investigativo che si recarono nella proprietà nei giorni in cui Manzari era detenuto a Brindisi per un’altra vicenda.

Già il Tribunale del riesame aveva rigettato l’istanza. Da qui la decisione di ricorrere alla Suprema corte, lamentando la difesa l'insussistenza dell'attualità del pericolo di reiterazione delle condotte, considerato che tra il 15 dicembre e il 23 giugno l’uomo era stato completamente libero, senza commettere reati.

Giovanni Manzari cl 1961-3-2-2Ieri, dunque, si è celebrata la camera di consiglio davanti alla I Sezione penale, che ha rigettato il ricorso. I motivi del rigetto saranno depositati nei prossimi giorni. Si può però presumere che la Cassazione abbia condiviso l'assunto del Tribunale, ovvero che, quantità e qualità delle armi sequestrare nella masseria, renderebbero manifesti contatti con la criminalità organizzata che potrebbero essere ritenuti attuali.

L'indagine, già allora, pose una serie di interrogativi, in particolare su cosa dovesse servire quell'arsenale e se fosse una sorta di bazar per la criminalità organizzata o il nascondiglio di qualche gruppo specifico. Domande per le quali non è mai arrivata una risposta. Nell'interrogatorio, il 55enne si avvalse della facoltà di non rispondere e le indagini, su questo fronte, probabilmente sono ancora aperte.

Di certo, Manzari era arrivato alle soglie del processo (celebrato con rito abbreviato) con un precedente specifico: fu arrestato nel 2010 in circostanze simili (sebbene con un quantitativo molto minore di armi ed esplosivi) dai carabinieri di Campi Salentina. 

Nei giorni del blitz, invece, era in carcere a Brindisi. Diede un passaggio in auto a un giovane slavo che trasportava hashish. I due furono fermati dai carabinieri brindisini poco prima che entrassero nel territorio leccese. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il ragazzo straniero ammise di aver effettuato il trasporto senza che Manzari fosse al corrente di nulla e poco dopo il leccese fu scarcerato.

Prima che ciò avvenisse, però, i militari leccesi decisero d’irrompere nella masseria per un ampio controllo, in seno a un’altra indagine non collegata a quella per stupefacenti. E di droga, non ne trovarono nemmeno un grammo. Ma di armi, munizioni ed esplosivi (molto del materiale nascosto nei pressi di muretti a secco della proprietà), tanto da riempirne una stanza.   

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