Cronaca

Mare d'amare, ma è sempre allarme cemento sulla costa

Dossier di Goletta Verde: la Puglia al quarto posto per le illegalità lungo i litorali. Nel 2010 accertati 1505 reati e 412 costruzioni abusive. Salento in sesta posizione per "mattone selvaggio"

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GALLIPOLI - Un mare d'amare e fortemente minacciato dal cemento selvaggio. Ancora una volta. Ma con segnali positivi che arrivano dalla Regione per porre un freno agli abusi e alle speculazioni. Lo rivelano i dati circostanziati contenuti nel dossier "Mare Mostrum 2011" illustrati nella due giorni di sosta a Gallipoli da Goletta Verde, la storica campagna estiva di Legambiente. Con la nave Catholica ancorata nel porto di Palermo alle prese con qualche noia tecnica, gli ambientalisti hanno snocciolato "a terra" i numeri e i casi delle illegalità commesse ai danni del mare e delle coste pugliesi. Concentrate nelle specifico sul litorale salentino e nella zona di Torre Mileto in provincia di Foggia. Dati che fanno riflettere e che innalzano la soglia di attenzione: la Puglia, con i suoi 865 chilometri di costa, si colloca al quarto posto nella classifica nazionale per reati accertati, con in media 1,7 violazioni per ogni km di litorale.

Nel 2010, sono state 1.505 le infrazioni accertate, ovvero il 12,7 per cento del totale nazionale, e 1.636 le persone arrestate o denunciate e 658 i sequestri effettuati nel territorio regionale. Il dossier di Goletta verde parla chiaro. Non si può abbassare la guardia. D'altro canto sono proprio le coste più belle ad attirare maggiormente la bramosia dei "pirati del mare". E le coste pugliese e salentine in particolare, secondo quanto riferisce anche Stefano Ciafani, portavoce di Goletta verde, sono sempre più "attenzionate" e spesso è volentieri "oltraggiate" senza ritegno alcuno. E focalizzando i rilievi sulla regione Puglia ecco emergere la nota dolente rappresentata senza dubbio dall'abusivismo sul demanio e sulle coste. La Regione è quarta anche nella classifica nazionale di questa infausta categoria, preceduta solo dalla Calabria: le infrazioni accertate a tal riguardo ammontano a 412 solo nel 2010 e hanno comportato 270 sequestri e 535 persone denunciate o arrestate. E nel contesto regionale è la provincia di Lecce a guidare l'avanzata del tacco d'Italia, posizionandosi al sesto posto fra le province attaccate dal "mattone selvaggio".

E in effetti l'istituzione sul 70 per cento del territorio salentino della aree naturali protette ha frenato la "vecchia" avanzata delle colate di cemento e dei mega villaggi turistici sulla costa. Una vittoria di Legambiente, anche se "mattone selvaggio" non si arresta definitivamente. Nel Salento, infatti, e in provincia di Lecce in particolare, nonostante la fiacca del mercato immobiliare, il business delle ville e delle seconde case al mare non subisce flessioni. Lo evidenziano il coordinatore provinciale del Cigno verde, Maurizio Manna e il portavoce di Goletta Verde, Stefano Ciafani. Che nella loro relazione sottolineano come solo nel comune di Patù, sono state sequestrate ventidue villette pronte a essere vendute a persone non residenti. Lussuose abitazioni a un passo dal mare del Capo di Santa Maria di Leuca sotto splendidi uliveti, costruite però in violazione della normativa urbanistica e grazie al coinvolgimento dei tecnici comunali per il rilascio dei permessi.

Pochi chilometri più a nord a Ugento, all'interno di un appezzamento agricolo di 5 mila metri quadrati, ad aprile scorso i finanzieri hanno scoperto una villa abusiva di 450 metri quadrati. Quella di Torre Porto Miggiano, nel comune di Santa Cesarea Terme, in provincia di Lecce, è un'altra situazione allarmante, il tipico esempio di cemento selvaggio "con le carte a posto" nel cuore del Salento. Sul ciglio di una scarpata che si affaccia sul litorale verrà infatti realizzato un villaggio di 536 appartamenti. Nel complesso saranno costruite attrezzature balneari nautiche, per il tempo libero e complementari al turismo, come piscine, parcheggi e un ristorante, per una superficie totale di 60.197 metri quadrati. Lo stato del cantiere è già in fase di avanzamento e "una cementificazione selvaggia" secondo gli ambientalisti che si riverserà su un tratto di costa tra i più belli di tutto il Salento e si va ad aggiungere ad altre realizzazioni in un'area già fortemente compromessa. Oltre alla costa l'impatto di questi interventi andrà a coinvolgere i tipici paesaggi agrari che caratterizzano il territorio circostante, nonché fauna e flora tipiche dell'ambiente costiero

E ancora cemento in spiaggia, ancora tratti di costa salentina violentati. Gli attivisti di Legambiente raccontano anche di una battaglia persa. Ricorda, il coordinatore provinciale Maurizio Manna, che nel 2009 il Comune di Porto Cesareo ha autorizzato la costruzione a 7 metri dalla battigia di un albergo a Punta Saponara, sul perimetro dell'area naturale protetta e a poca distanza dalla antica torre di avvistamento di Torre Lapillo.

Una concessione che, in deroga al Piano regolatore vigente, ha permesso di costruire 3,8 metri cubi su un metro quadrato, in poche parole, anziché far costruire 700 metri cubi ne hanno autorizzati la bellezza di 2.770. in quella zona Legambiente Porto Cesareo si è battuta per fermare quel cantiere, ha fatto un ricorso al Tar, con esito favorevole ai proprietari, è stata fatta una petizione online per chiedere l'abbattimento e una pagina facebook "io non voglio l'ecomostro di Punta Saponara". Tutto vano. Inesorabilmente l'hotel è stato terminato e aperto al pubblico. Resta una denuncia penale per abuso d'ufficio, di cui non si conosce ancora l'esito, per la mancata sdemanializzazione della spiaggia e la mancata realizzazione di infrastrutture a servizio dell'immobile.


"Oggi infatti" spiega Manna, "per accedere all'hotel, le auto passano indisturbate sulla battigia a pochi metri dai bagnanti, in barba alle norme sul demanio e ai vincoli della riserva regionale in cui si trova. Una situazione, quella della Riserva naturale orientata 'Palude del conte-duna costiera-Porto Cesareo', molto critica anche per la presenza di chioschi e strutture turistiche in legno piantate sopra il cordone dunale nella stagione estiva e permanenti durante l'anno". Tutto questo è dunque davvero allarmante secondo gli ambientalisti, considerando soprattutto che la zona è un'area di pregio, dove ci sono dune millenarie che vengono inevitabilmente danneggiate dalle costruzioni. E oltre al dossier mare Mostrum, giovedì 28 luglio presso il Centro Universitario Sportivo del Lungomare Starita di Bari ci sarà la presentazione dei dati rilevati da Goletta Verde sullo stato di salute del mare pugliese.

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