Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Tra la fitta vegetazione delle Cesine scoperti 42 chili di marijuana

Una perlustrazione di routine in sella alle loro mountain bike per accedere nei sentieri dove i mezzi non sarebbero potuti arrivare, si è invece rivelata per gli uomini della forestale una giornata del tutto speciale

VERNOLE – Una perlustrazione di routine nell’area di competenza, in sella alle loro mountain bike per accedere nei sentieri dove i mezzi non sarebbero potuti arrivare, si è invece rivelata per gli uomini della Forestale una giornata del tutto speciale. Perché a guardare bene tra gli arbusti della fitta vegetazione nella riserva naturale delle “Cesine”, a pochi metri dalla costa, gli agenti del posto fisso del Corpo forestale di San Cataldo, hanno rinvenuto un involucro contenente un ingente quantitativo di droga: 42 chili di marijuana suddivisi in 7 panetti, che avrebbe potuto fruttare nel mercato degli stupefacenti qualcosa come 300 mila euro.
Probabilmente la droga, di provenienza albanese, era stata nascosta all’interno della riserva naturale durante le scorse notti, dopo uno sbarco clandestino questa volta sfuggito alle forze dell’ordine preposte al controllo del litorale adriatico. Il sequestro della droga, d’altronde, conferma il continuo traffico internazionale di stupefacenti tra l’Albania e le coste pugliesi attraverso il Canale d’Otranto.
Già nello scorso luglio, infatti, sempre gli agenti della Forestale di San Cataldo, avevano sequestrato un gommone provvisto di un potente motore che era stato abbandonato sulla costa, con tutta probabilità, dai trafficanti di droga albanesi. E proprio quel natante sarà a breve acquisito dal Corpo Forestale dello Stato per essere poi utilizzato dagli uomini del Posto Fisso di San Cataldo per incrementare e rendere più efficace l’attività di vigilanza nella porzione di mare prospiciente la riserva.
L’operazione si inserisce in un più ampio progetto di controllo del territorio avviato dalla scorsa primavera dall’ufficio territoriale per la Biodiversità di Martina Franca, da cui dipende il Posto fisso di San Cataldo, che prevede l’intensificazione della vigilanza sulle aree naturali protette attraverso una “mobilità sostenibile” in armonia con gli ambienti naturali tutelati e realizzata con l’ausilio di pattuglie a cavallo e in bicicletta.                      
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