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Il tribunale di Brindisi

Il tribunale di Brindisi

Marijuana sotto il sedile dell'auto e finirono nei guai: uno patteggia, l’altro è assolto

Si chiude così l’episodio avvenuto il 2 aprile scorso sulla provinciale per Torre Lapillo per il quale furono arrestati dai carabinieri di San Pancrazio Salentino due uomini di Guagnano

GUAGNANO - In pieno lockdown, furono fermati a bordo di un’autovettura, dove erano custoditi ottanta grammi di marijuana: questa la vicenda di cui rispondevano  Alessandro Scalinci, 36 anni, di Guagnano, e il compaesano Antonio Saracino, di 41, davanti al giudice per l’udienza preliminare (gup) del tribunale di Brindisi Vilma Gilli.

Il primo è stato assolto sia dall’accusa di spaccio (“per non aver commesso il fatto”) che da quella di evasione (“perché il fatto non sussiste”), mentre il secondo ha patteggiato undici mesi di reclusione, ottenendo il beneficio della pena sospesa.

Entrambi gli imputati erano assistiti dall’avvocato Alessandro Costantini Dal Sant.

C’era Saracino al volante della vettura, un’Alfa 156, fermata il pomeriggio del 2 aprile scorso dai carabinieri della stazione di San Pancrazio Salentino, mentre percorreva la provinciale per Torre Lapillo (marina di Porto Cesareo). Una pattuglia li costrinse ad accostare per un controllo, prima che varcassero la provincia di Brindisi, procedendo poi alla perquisizione, durante la quale, sotto il sedile conducente, fu trovata la marijuana. Oltre allo stupefacente, furono sequestrati anche contanti per 250 euro, che Scalinci aveva nella tasca dei pantaloni, somma che fu considerata frutto dell’attività illecita, e diverso materiale ritenuto utile al confezionamento delle dosi di droga.

I due amici finirono così nel carcere di Brindisi, ma tornarono in libertà dopo l’interrogatorio di convalida col gip Valerio Fracassi.

Scalinci non è un nome nuovo nelle aule di giustizia: nel luglio del 2019, fu condannato a sette anni di reclusione nell’ambito del processo abbreviato nato dall’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Lecce denominata “Labirinto” con i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros), riguardante due gruppi criminali che avrebbero fatto affari principalmente con il traffico di sostanze stupefacenti.

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