Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Sciopero del pubblico impiego: “Noi, prime vittime della manovra”

Manifestano i sindacati e i lavoratori di fronte alla Prefettura, per dire no ai tagli che penalizzano la categoria. Scatenati, intanto, i ragazzi dell'istituto commerciale "Costa, contrari all'accorpamento con il "Calasso"

 

LECCE - Un coro di proteste e fischietti ha invaso anche oggi via XXV Luglio, rallentando il traffico di una delle principali arterie della città. Questa è la volta dei lavoratori del pubblico impiego che scioperano contro i tagli “iniqui” della manovra Monti. La manifestazione è stata indetta da Cgil Fp, Cisl Fp, Uil Fpl, Uil Pa e da Confsal Unsa: unanime è la denuncia del carattere repressivo, e fortemente inibitore della crescita, dei nuovi dictat economici che “scaricano i costi della crisi sui soliti noti, salvando i grandi capitali e i privilegiati, nell’urgenza di far cassa sulle tasche dei cittadini”.

Dal lungo elenco di fasce deboli - direttamente chiamate a coprire il buco di bilancio italiano per rinsaldare la credibilità del Paese, nel valzer isterico dello spread - non sono esenti i dipendenti pubblici: “Falsamente tacciati di godere di un posto di lavoro intoccabile, sicuro e privilegiato”, spiega Antonio Tarantino della Uil Fpl. “Le scelte politiche vanno nella direzione di indebolire una categoria già vessata – continua il sindacalista – perché il licenziamento e i trasferimenti dei lavoratori sono già previsti dai contratti”.

In più la categoria del pubblico, generalmente accusata di inefficienza e clientelismo, è quella più penalizzata dal punto di vista economico. I numeri, per Giovanni Rizzo, segretario regionale Confsal Unsa, parlano da soli: “Secondo l’ISTAT nel 2010, a fronte di un aumento dell’inflazione dell’1,5 per cento, l’aumento retributivo medio è stato del 2,5 per cento nel settore privato, e appena dell’1,3 per cento nella pubblica amministrazione. Eppure per il personale protetto della presidenza del Consiglio è stato del 15,2 %”. In altre parole, gli aumenti stipendiali degli statali sono inferiori al tasso d’inflazione e pari alla metà degli aumenti dei privati: per questo, “essi devono riparare a una parificazione al privato solo nel peggio”, denuncia l’esponente regionale del sindacato che ha redatto una lettera da inviare al presidente del Consiglio, Mario Monti, consegnata in mattinata anche al prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta.

Le segreterie dei sindacati confederali hanno già pronte alcune, e imprescindibili, proposte di modifica del decreto “salva Italia” che vertono innanzitutto sulla previdenza e sull’equità sociale, facendo pagare i grandi evasori, sulla riforma fiscale che preveda meno tasse per le fasce deboli, sulle autonomie locali, per scongiurare altri tagli al welfare e alla sanità, sulle provincie e sui super enti, da riformare garantendo, però, la tenuta occupazionale.

Dall’altro lato del marciapiede, di fronte alla Prefettura, c’erano anche i ragazzi dell’istituto commerciale “Costa” di Lecce, muniti di striscioni e megafoni per dire “no” al previsto accorpamento con l’istituto commerciale “Calasso”. “La delibera dell’accorpamento, prevista dalla Provincia, non è ufficiale – spiega il rappresentante d’istituto, Matteo Castelluccio – ma noi rivendichiamo l’autonomia”. E i motivi sono numerosi: dalla perdita del patrimonio culturale dell’istituto, al mancato utilizzo dei laboratori didattici ancora nuovi, fino “al tradimento del patto formativo che le nostre famiglie hanno fatto con questa scuola, preferendola rispetto ad altre”.

Qualche studente insinua persino il sospetto che la Provincia di Lecce possa avere degli interessi di altra natura sulla loro sede. I ragazzi del Costa si dicono aperti alla possibilità di un accorpamento con l’altro commerciale “Olivetti” per garantire un minimo di continuità formativa: “Il loro preside è anche reggente della nostra scuola, e questo sarebbe un vantaggio”, conclude Castelluccio.

 

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