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Sabato, 25 Giugno 2022
Cronaca

Maritati: “Il giudice è come un medico, incide sulla vita”

In un’intervista, il noto magistrato leccese, primo presidente della sezione gip/gup nella storia del Palazzo di viale de Pietro, ci racconta l’importanza di questo ruolo, ingranaggio fondamentale nella macchina della Giustizia

LECCE - “Ho scelto di studiare giurisprudenza dopo un dubbio iniziale. Volevo fare il veterinario, ma in quel caso, ha vinto la mente sul cuore”. E alla fine, la mente avrebbe portato il giovane Alcide Maritati a occupare il posto che merita: è diventato primo presidente della sezione giudice per le indagini preliminari e per l’udienza preliminare (gip/gup). E’ il primo nella storia del tribunale di Lecce.

Lo ha deciso mercoledì scorso il plenum del Consiglio superiore della magistratura, al vaglio del quale c’era anche la candidatura della collega Cinzia Vergine, coordinatrice dello stesso ufficio, esprimendo nei suoi riguardi 16 preferenze su 21. Due gli astenuti.

Leccese di 55 anni, figlio del magistrato e senatore Alberto, Maritati è una delle presenze più longeve negli uffici al quinto piano del Palazzo di giustizia di viale Michele De Pietro, dove ha svolto il ruolo di coordinatore da maggio del 2011 al giugno del 2019.

Dopo l’esperienza a Roma, come componente della commissione per il concorso in magistratura, è ritornato nella sua città, continuando a svolgere le funzioni di gip/gup, ruolo che ha ricoperto per la prima volta  vent’anni fa, nel 2001, nel tribunale di Brindisi, dove in precedenza aveva svolto anche funzioni dibattimentali.

Ricco il suo curriculum: è stato componente del Consiglio giudiziario, del direttivo nazionale dell’Anm, dal 2016 al 2020, e segretario generale dell’Anm nel 2018.

Tra le più importanti ordinanze di custodia cautelare che portano la sua firma, ci sono quelle relative alle inchieste “Aurora”, “Network”, “Cinemastore”, “Eclissi” sulla Scu leccese, e quella, più recente denominata “All Black”, sul traffico illecito di rifiuti.

Quando è entrato in magistratura?

“Sono entrato in magistratura nel 1994, superando il concorso bandito circa due anni prima e nella cui commissione c’erano, tra gli altri, il presidente Igino Cappelli, grande magistrato di sorveglianza, e Francesca Morvillo, che il giorno dopo la fine delle prove scritte, fu barbaramente assassinata insieme a Giovanni Falcone e agli uomini della scorta.

Fu per tutti noi, che superammo quel concorso, una grossa responsabilità che, come un ideale testimone, avemmo in dono da quei magistrati.

Gli anni iniziali della mia vita professionale li ho trascorsi a Brindisi, dapprima in pretura e poi in tribunale, sede giudiziaria che è, e resterà, sempre nel mio cuore, perché lì ho avuto la fortuna di lavorare con personale di cancelleria, avvocati e colleghi da cui ho imparato tanto e a cui devo ancor più.

Ormai da più di dieci anni sono a Lecce, la mia città, dove la mia crescita professionale è chiaramente proseguita in una realtà giudiziaria certamente molto impegnativa e che ha richiesto tanto impegno e dedizione. Anche a Lecce ho trovato personale, foro e colleghi che mi hanno dato tanto e che continuano ad essere di grande aiuto per la mia continua maturazione”.

Perché ha scelto di diventare giudice? Quanto ha inciso, in questo, suo padre Alberto, già magistrato e senatore della Repubblica?

“Ho scelto di studiare giurisprudenza autonomamente, dopo un dubbio iniziale, in quanto avrei desiderato anche fare il veterinario. Ma in quel caso fu la mente a prevalere sul cuore. Mio padre, magistrato, ha certamente influenzato la mia crescita e la mia passione per il diritto e la giustizia, avendo rappresentato un esempio alto per me. Ma non ha inciso direttamente nella mia scelta. Fu una sua decisione quella di non prestarsi a darmi consigli in merito. La scelta avrebbe dovuto essere solo mia, ed io lo ringrazio per questo, anche se allora non capii perché lo fece”.

Nella sua lunga carriera, c’è un ruolo al quale ambisce?

“Nella mia storia professionale fino ad oggi ho praticamente sempre svolto le funzioni e i ruoli che ho desiderato, compatibilmente con le possibilità e l’interesse superiore del servizio e degli uffici in cui ho lavorato. Non mi pongo obiettivi particolari per il futuro. Il nostro è un lavoro nel quale non esistono, a mio avviso, funzioni più o meno importanti di altre. Il servizio giustizia non lo può rendere un solo magistrato o un solo ufficio. È l’intero ufficio, composto da varie professionalità , a produrre con unità di intenti, il risultato. Si opera uniti per rendere quello che è uno degli interessi primari in democrazia, la giustizia per i cittadini. Noi pronunciamo i nostri verdetti in nome del popolo italiano, è questo il nostro unico impegno. Ognuno, in qualunque funzione, opera per quello”.

Qual è stata finora l’esperienza professionale più importante della sua vita?

“Non posso fare graduatorie di importanza tra le esperienze professionali che ho avuto finora, per le ragioni che le ho appena esposte. In ogni ruolo, sia come pretore di provincia, che come giudice di una sezione distrettuale come è l’ufficio in cui oggi lavoro, ho sempre lavorato con la medesima consapevolezza della grande responsabilità di inverare, con i miei provvedimenti, i principi e i precetti della carta costituzionale, nel rispetto della legge e delle persone coinvolte nei processi, dalle vittime agli indagati o imputati, passando per i protagonisti professionali del processo”.

Cosa fa un gip?

“Le funzioni dei giudici per le indagini preliminari, come spiego sempre ai giovani colleghi o agli stagisti che si affacciano nei nostri uffici, sono in pratica quelle di garantire il rispetto delle più rilevanti garanzie che la Costituzione pone a presidio dei diritti fondamentali degli individui. Nessun provvedimento che possa incidere su quei diritti (libertà personale, proprietà, libertà e segretezza delle comunicazioni, etc.) può essere adottato, nel corso delle indagini, se non da un giudice terzo rispetto a chi svolge le indagini (polizia giudiziaria e magistratura inquirente).

Le ordinanze cautelari, i sequestri, le intercettazioni: sono questi i principali provvedimenti del gip”.

Quali sono le funzioni del gup?

“Le funzioni del giudice dell’udienza preliminare, invece, sono quelle di valutare se un procedimento, giunto al termine delle indagini, abbia prospettive di concludersi con una sentenza di condanna oppure se, invece, debba arrestarsi per l’inconsistenza evidente del materiale raccolto dall’accusa. I giudici per le indagini e dell’udienza preliminare sono poi chiamati a definire con sentenza o altro provvedimento una gran mole di procedimenti con riti alternativi (abbreviato, patteggiamento, decreti penali, messa alla prova, ect.)”.

Spesso davanti ai processi in abbreviato o ai patteggiamenti, i nostri lettori commentano “l’esiguità” delle pene. Vuol spiegare quali sono i vantaggi, ma anche gli svantaggi per gli imputati, previsti da ciascuno di questi riti?

“Le pene inflitte a seguito della celebrazione dei cosiddetti ‘riti alternativi’ (patteggiamento o rito abbreviato) sono pene ridotte per scelta del legislatore, non per volontà del giudice. La quantità della riduzione è frutto di una valutazione politica su cui il giudice nulla può. Il vantaggio che lo Stato ottiene dalla definizione dei procedimenti con il rito alternativo, in sostanza , è un vantaggio di tipo “economico”. La velocità e il risparmio di energie della macchina giudiziaria hanno un costo, la rinuncia da parte dell’imputato ad un processo ordinario (con il suo rito e le sue caratteristiche di tempi e modalità di svolgimento). Questo costo viene rimborsato all’imputato in termini di sconto di pena che per l’abbreviato è di un terzo, per il patteggiamento fino a un terzo.

Nel valutare la congruità di una pena inflitta con il rito abbreviato occorrerebbe sempre pensare a questo: pretendere di irrogare dopo un rito alternativo la stessa pena che si riterrebbe giusta all’esito di un processo ordinario, vuol dire tradire lo spirito della legge e violare di fatto il patto che è alla base della natura stessa del rito abbreviato o degli altri riti premiali”.

Cosa consiglia a un giovane che sogna di diventare magistrato?

“Ad un giovane che sogna la magistratura come futuro lavorativo dico che il nostro è uno dei lavori più belli ed utili che esistano. Spesso paragono il nostro lavoro a quello dei medici. Ci vuole passione e umiltà, ci vuole tanta umanità, perché sono le donne e gli uomini nella cui vite e nella cui carne viva incidono direttamente i nostri atti. Non esistono le carte dei fascicoli, dico sempre ai giovani che entrano curiosi e appassionati nelle nostre stanze: ‘Esistono le persone!’ Poi, è chiaro, ci vuole tanto studio, tanta fatica e comunque sempre tanta umiltà!”

Cos’è per lei la libertà?

“Il bene più prezioso, dopo la vita. Per questo, il faro che deve orientare un giudice penale è quello di prestare la massima attenzione, perché le sue decisioni incidono sulla libertà delle persone ”.

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