Il market si difende: "Grana, un errore la dicitura. Ma il formaggio è buono"

Dopo il sequestro del Nas, l'azienda che gestisce il punto vendita di Martano si difende. "Nell'officina soltanto per pochi minuti"

Foto di repertorio.

MARTANO – Sono stati fatti alcuni errori, certo. Ma Salvatore Giannetta, 60enne di Minervino di Lecce, amministratore della società Hs Minerva Srl, che gestisce il market di Martano, in via Bellisario, nel quale nei giorni scorsi i carabinieri del Nas di Lecce hanno sequestrato quasi 400 chili di formaggio, non ci sta a passare per una sorta di avvelenatore.

Le accuse nei suoi confronti e verso il direttore del punto vendita, Francesco Faggiano, 55enne di Merine (frazione di Lizzanello), entrambi difesi dagli avvocati Rita Ciccarese e Rosario Antonio Calcagnile, sono di contraffazione di denominazione di origine dei prodotti agroalimentari (il formaggio sarebbe stato venduto come fosse Grana Padano, peraltro in offerta) e di violazioni al testo unico sulle leggi sanitarie. Ma il formaggio era di buona qualità, assicura Giannetta, e il fatto che una parte sia stata trovata nei locali di un gommista adiacente sarebbe stata un’iniziativa estemporanea di Faggiano, dettata dalla paura che l’intera partita, appena arrivata, finisse sotto sigilli, e non certo una situazione abituale.

"Un errore nella nostra dicitura"

“Operiamo da circa 33 anni sul mercato della distribuzione organizzata alimentare senza mai avere avuto contestazioni di una certa rilevanza legate all’attività di vendita al dettaglio, che comprende dieci negozi e circa 300 addetti, che seguono con attenzione tutti i processi relativi alla conservazione dei prodotti deperibili (manuale Haccp sempre aggiornato e controllato)”, esordisce l’amministratore. Che poi entra nel dettaglio. “Il formaggio in questione, regolarmente acquistato con fattura, è un Grana Padano, con le sue stesse caratteristiche – asserisce -, ma non riconosciuto valido dal Consorzio di riferimento per piccoli problemi, spesso di forma e non di sostanza, tant’è che tale prodotto può essere regolarmente messo in vendita con la dicitura ‘Formaggio duro italiano, tipo Grana’; tale prodotto – aggiunge - ha un rapporto qualità/prezzo talmente conveniente che è tra i primi prodotti venduti del comparto; i nostri clienti lo acquistano con piena soddisfazione da anni”.

“La contestazione del Nas ha rilevato immediatamente che tale prodotto era in vendita, con la dicitura “Offerta – Grana Padano - € 7,90”, disponendone immediatamente il sequestro; il direttore – prosegue Giannetta -, ammettendo che per la prima volta per una svista il cartello era errato, si è offerto di modificare immediatamente la dicitura sul formaggio, ma i Nas rispondevano invece che dovevano sequestrare anche eventuali altre forme di formaggio conservate in cella”.

"Trasferito per paura di un sequestro totale"

“Il direttore del supermercato, di fronte alla possibilità di un sequestro totale della partita di formaggio, che lui stesso su sua iniziativa aveva ordinato e giunta nel supermercato appena mezzora prima, ha pensato di trasferirla momentaneamente in altro luogo, nelle immediate vicinanze dell’officina”, spiega ancora l’amministratore. E qui è stata recuperata poco dopo. “Prima e unica volta nella storia della nostra azienda”. Tant’è: “I carabinieri del Nas – sostiene Giannetta - scoprivano la manovra e intervenivano nel sequestro complessivo. Il formaggio sequestrato, dunque, non era conservato nell’officina, come riportato dai media, ma solo trasferito per qualche minuto. A riprova di ciò i carabinieri del Nas hanno acquisito dei filmati che dimostrano il trasporto con un pallet del prodotto nella stessa ora in cui erano presenti presso il punto vendita di Martano”.

Secondo Giannetta, “l’errore di una dicitura, in un solo negozio su dieci, non giustifica tale clamore e tale insistenza. Tale formaggio regolarmente fatturato e gestito all’interno del supermercato secondo tutte le norme igienico-sanitario è un ottimo prodotto, venduto al cliente ad un prezzo onesto, senza mai ricevere nessuna contestazione”.

"Non vogliamo essere screditati"

Amara considerazione finale dell’amministratore: “Se in definitiva l’attività degli organi preposti e della stampa è quella di amplificare le problematiche anziché aiutarci a risolverle, approfittare di un’unica svista per screditare un’azienda che tenta di sopravvivere alle crisi del mercato, che investe in innovazione e attenzione al mercato locale e al cliente, non ci resta che abbandonare il campo e buttare via 33 anni di lavoro con l’unico obiettivo di offrire sempre il miglior prezzo con la migliore qualità, sperando che arrivi qualcosa di meglio del deserto imprenditoriale che si sta creando nel nostro amato Sud”.

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Era senz’altro doveroso accordare all’azienda la possibilità di replicare. Fermo restando che se da un lato è scontato che gli organi prepositi vigilino con attenzione a tutela di tutti, dall'altro è doveroso che la stampa informi i cittadini sui fatti di cronaca per formarsi un’opinione.

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