L'assassino non si pente e non scioglie il mistero legato alla pistola

Roberto Pappadà, il 57enne autore della strage compiuta venerdì sera in via Tevere a Cursi, è comparso dinanzi al gip Carlo Cazzella. “So che ho sbagliato e pagherò per quello che ho fatto”. Ma nessuna parola di scusa

LECCE – “So che ho sbagliato e pagherò per quello che ho fatto”. Nessun pentimento e nessuna parola di scusa, solo la consapevolezza di aver commesso un massacro che forse, nella sua testa, andava “semplicemente fatto”. Si è solo sincerato delle condizioni della sorella disabile, di cui ora si occuperà uno dei suoi tanti fratelli.

Questa mattina Roberto Pappadà, il 57enne autore della strage compiuta venerdì sera in via Tevere a Cursi, è comparso dinanzi al gip Carlo Cazzella per l’udienza di convalida dell’arresto. In circa 45 minuti, alla presenza del suo legale, l’avvocato Nicola Leo, l’assassino ha ricostruito i fatti di quella terribile sera di sangue, confermando sostanzialmente quanto già dichiarato venerdì notte dinanzi ai carabinieri e al magistrato di turno, Donatina Buffelli. Pappadà non ha sciolto il mistero legato all’arma utilizzata, un micidiale revolver Smith & Wesson calibro 357 magnum, detenuto illegalmente. Al giudice il 57enne ha raccontato di non ricordare da chi e quando ha ricevuto l’arma. Una versione ovviamente poco plausibile.

PAPPADA' ROBERTO (1)-2L’uomo ha anche confermato il movente della strage, legato a dissidi e screzi avuti con i vicini, da poco più di un anno, per questioni legate al parcheggio. Motivi all’apparenza banali, che per lui si sono trasformati in una rabbia covata da chissà quanto tempo, esplosa in una sera apparentemente come tante altre. Pappadà ha atteso che i suoi vicini rientrassero e poi è entrato in azione con spietata ferocia, intenzionato a sterminare un intero nucleo famigliare.

Il gip ha convalidato l’arresto e si è riservato di decidere sulla misura da adottare (che rimarrà quasi certamente la custodia cautelare in carcere). La difesa, invece, valuterà nei prossimi giorni se chiedere una perizia psichiatrica. Domani il pubblico ministero conferirà al medico legale Roberto Vaglio l’incarico di eseguire l’autopsia sui corpi delle tre vittime.

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Si tratta di Andrea Marti, 36 anni; Francesco Antonio Marti 63 anni; e Maria Assunta Quarta, di 55 anni. Andrea è stato il primo a essere colpito mortalmente, poi l’assassino ha sparato ai genitori del 36enne, uccidendo il padre Francesco e ferendo in maniera non grave la madre Fernanda. Poi, a essere raggiunta dai proiettili è stata Maria Assunta, che è deceduta successivamente in ospedale.

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