Massacro di Porto Cesareo, rinvenute tracce di sangue nelle auto sequestrate

Tracce di sangue e impronte sospette. E' questo il primo importante sviluppo investigativo negli esami eseguiti dai carabinieri sulle due autovetture sequestrate la scorsa settimana dagli uomini del Nucleo Investigativo di Lecce, nell'ambito delle indagini sul duplice omicidio dei coniugi Ferrari

I carabinieri durante i rilievi.

LECCE – Tracce di sangue e impronte sospette. E' questo il primo importante sviluppo investigativo negli esami eseguiti dai carabinieri della sezione rilievi di Lecce e dei loro colleghi della sezione investigazioni scientifiche di Bari (alla presenza dei legali di parte) sulle due autovetture, una Renault Clio e una Megane, sequestrate la scorsa settimana dagli uomini del Nucleo Investigativo di Lecce, nell’ambito delle indagini sul duplice omicidio di Luigi Ferrari, 54 anni, e di sua moglie, la 55enne Antonella Parente, i coniugi massacrati nella loro abitazione di Porto Cesareo alle prime luci dell’alba del 24 giugno scorso.

I carabinieri stanno cercando elementi per documentare la presenza di eventuali complici, che abbiano potuto aiutare il presunto autore del delitto Vincenzo Tarantino, nel duplice omicidio o nei momenti successivi. Per questo, le autovetture sono state esaminate per la ricerca di tracce evidenti e latenti, utili alle indagini, da parte di personale specializzato nel settore che si avvarrà di tecniche e metodologie evolute.  In particolare, utilizzando le più rodate tecniche di esaltazione di tracce latenti (come cianocrilato, luminol, lampada minicrimescope e il comburtest) è stato possibile evidenziare a bordo della Scenic la presenza di impronte digitali latenti sul vetro parabrezza, sullo specchietto retrovisore e sul gancio della cintura di sicurezza del sedile guida. Analogamente sulla Clio sono stati eseguiti tre tamponi con il comburtest che hanno evidenziato la presenza di tracce di sangue umano su un sedile, nonché di altre impronte sul vetro anteriore sinistro, sul montante dello sportello sinsistro e sul parabrezza.

Le sedi dove sono stati individuati i campioni sono state asportate (dove possibile) per le successive indagini di laboratorio per la definitiva esaltazione delle impronte e la loro comparazione con i matches noti; le tracce di sangue per un’eventuale attribuzione attraverso l’esame del Dna a soggetti anch’essi noti. Per gli esami dattiloscopici si prospettano tempi abbastanza contenuti; l’estrapolazione del Dna porterà via maggior tempo, ma gli esiti non tarderanno.

Il presunto autore di quegli atroci delitti, Vincenzo, Tarantino, fu fermato poche ore dopo dai militari dell’Arma. Le indagini sono comunque proseguite per acquisire ulteriori elementi in un quadro indiziario comunque già abbastanza articolato e piuttosto chiaro. Uno sforzo investigativo che ha portato al sequestro di due autovetture, disposto dal pubblico ministero Giuseppe Capoccia, titolare dell’inchiesta. Le auto sono di proprietà di un 45enne di origine marocchina, la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti. All’uomo gli investigatori sono giunti scandagliando a fondo la vita e le conoscenze del presunto omicida (per cui il gip Antonia Martalò ha rigettato la richiesta di sottoporlo a perizia psichiatrica).

Fu un vero massacro quello compiuto in via Vespucci, una strada periferica di Porto Cesareo, nell’abitazione dei coniugi Ferrari. Ben trenta, infatti, i colpi inflitti con un piede di porco, secondo quanto stabilito dall’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Vaglio e dai carabinieri del Ris, a Luigi Ferrari. L’uomo, con ogni probabilità, cercò di difendersi dalla furia omicida dell’assassino. Una decina, invece, quelli che hanno spezzato la vita della donna. Uno spettacolo atroce quello che si è materializzato dinanzi alla figlia della coppia, la prima a scoprire i corpi dei genitori riversi in un lago di sangue, con i volti devastati dai colpi inferti.

fotorilievi2-2Quello di Tarantino, del resto, non è certo un volto estraneo per la famiglia Ferrari: è l’ex convivente di una nipote della coppia ferocemente assassinata, con cui aveva avuto screzi e attriti, ritenendo la Parente la causa della fine della relazione con la sua ex compagna. Oltre a cercare Tarantino, i carabinieri hanno sentito un amico del presunto assassino, che lo aveva ospitato due giorni prima. A lui Tarantino aveva già raccontato di voler compiere un furto nell’abitazione della coppia, dove nella cassaforte erano custoditi i soldi per le spese relative al matrimonio del figlio. Il 51enne si è recato dall’amico, invitandolo ad accompagnarlo.

Dinanzi al rifiuto dell’uomo, ha deciso di recarsi da solo a casa dei Ferrari, portando con sé una scala e gli attrezzi per scassinare la cassaforte, convinto che a quell’ora in casa non ci fosse nessuno. Invece, con ogni probabilità, la coppia è stata svegliata dall’irruzione dell’uomo. In Tarantino, che in corpo aveva una dose massiccia di cocaina, è scattata una furia omicida: ha aggredito. Poi, terminata la mattanza, con gli stessi oggetti ha scardinato la piccola cassaforte incassata nella parete contenente qualche migliaio di euro, come se nulla fosse.

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La cassaforte, che non è mai stata recuperata, è uno degli elementi su cui si concentrano le indagini dei carabinieri del comando provinciale di Lecce. Ogni dettaglio, ipotesi e particolare sono esaminati e analizzati con la massima attenzione. 

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