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Massacro di Porto Cesareo: ritrovato il forziere rubato. Svolta decisiva?

Per quell'atroce delitto della scorsa estate è in carcere Vincenzo Tarantino. Ma i carabinieri del Nucleo investigativo non hanno mai smesso di credere nell'esistenza di un complice. Le tracce saranno analizzate dal Ris. La cassaforte rubata si trovava nascosta lungo la via per Porto Cesareo

PORTO CESAREO – C’è un importante tassello che si aggiunge alle indagini avviate fin dalle prime ore del 24 giugno del 2014, una data nefasta per il Salento: all’alba di quel giorno furono massacrati nella loro abitazione di Porto Cesareo, in via Amerigo Vespucci, i coniugi Luigi Ferrari e Maria Antonietta Parente, di 54 e 55 anni. Una vicenda di tale ferocia come raramente se ne sono viste fra Lecce e provincia negli anni.

Ebbene, è finalmente ricomparso uno degli oggetti più ricercati in tutti questi mesi, anche dopo che è stato assicurato alla giustizia Vincenzo Tarantino, il 51enne originario di Avetrana che avrebbe materialmente eseguito l’assassinio, usando un piede di porco: è la cassaforte in cui erano custoditi i soldi della coppia, qualche migliaio di euro (acconto per il matrimonio di uno dei figli), incassata nel muro della stanza da letto, celata da un quadro, e sradicata. Cioè il motivo per cui si presume che tutto sia avvenuto, un’intrusione a scopo di furto, trasformatasi in rapina dagli esiti mortali.

I carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, reparto diretto dal capitano Biagio Marro, non hanno mai smesso di cercare nuovi elementi nell’indagine, anche perché è sempre covato forte il sospetto che Tarantino potesse avere un complice.

La ricostruzione di tutti i movimenti del presunto omicida, subito dopo il duplice omicidio (fu ritrovato in un b&b di Avetrana, le lenzuola ancora macchiate di sangue), ha permesso di tracciare un percorso che consentito a sua volta, di rinvenire alcuni giorni addietro la cassetta di sicurezza. Era nascosta sotto alcune pietre nelle campagne tra Porto Cesareo e Avetrana, comune in provincia di Taranto al limite territoriale con quella di Lecce.

La cassaforte è stata sequestrare e, con l’apporto del Reparto investigazioni scientifiche di Roma, gli esami proseguiranno per ricercare impronte e tracce biologiche, tutto ciò che possa tornare utile sia a rendere ancor più ferreo il quadro indiziario a carico di Tarantino, al momento ancora in carcere, sia ad avvalorare o smentire – forse una volta per tutte – l’esistenza di complici nella terribile vicenda. Gli accertamenti tecnico-scientifici avranno inizio a maggio nei laboratori del Ris.

Fin da subito, come si ricorderà, le indagini avevano portato a ritrovare la scala con cui era stato possibile accedere nell’abitazione dei coniugi attraverso la veranda del piano superiore e il piede di porco con cui erano state colpite a morte le vittime. Elementi importanti, certo, ma senza il forziere mancava all’appello l’oggetto forse principale.  

TARANTINO Vincenzo_1-3-2-3Altro aspetto di rilievo, emerso proprio di recente, quelle tracce di sangue e le impronte giudicate sospette su due autovetture, una Renault Clio e una Megane, sequestrate a un 45enne di origine marocchina, residente in zona, la cui posizione è al vaglio degli inquirenti. A lui si è arrivati scandagliando la vita e le conoscenze di Tarantino. E le tracce che saranno eventualmente ritrovate sul forziere, saranno con ogni probabilità incrociate con quelle delle due autovetture per fare ulteriore chiarezza.

Per ora resta comunque Tarantino il principale indagato. Quella notte agì sotto l’effetto di una massiccia dose di cocaina, ma probabilmente mosso anche da astio personale. L’uomo, infatti, è l’ex convivente di una nipote della coppia. In particolare con Maria Antonietta Parente aveva avuto diversi screzi, ritenendola la causa della fine della relazione con la sua ex compagna.

Un movente che potrebbe averlo indotto a ideare un piano che rovinasse la prossima festa di matrimonio di uno dei figli, ricavandone qualche migliaio di euro per sé, ma che è andato ben oltre, distruggendo un’intera famiglia. E questo forse per la presenza inattesa di Luigi Ferrari, che avrebbe dovuto svegliarsi presto per andare a svolgere la sua mansione stagionale di conducente dei camion della nettezza urbana, ma che era ancora in casa. A quel punto, poterebbe essere stato riconosciuto nel pieno dell’intrusione, generando quella reazione fatale.  

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