Cronaca

Masseria Torcito, l'inchiesta verso le fase finale. L'informativa al procuratore Cillo

Oltre a presunti abusi e illeciti di tipo ambientale, per i quali sono indagati due ingegneri, si sta vagliando anche l'appalto pubblico, da quasi 5 milioni di euro, per la gestione della Masseria, di proprietà della Provincia

L'area sbancata sequestrata a gennaio dai carabinieri.

LECCE – Si avvia alle battute finali l’inchiesta sui presunti abusi e illeciti legati alla Masseria Torcito, nella zona di Cannole. Nei giorni scorsi, infatti, gli uomini del corpo forestale dello Stato e del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Lecce, hanno depositato l’informativa di reato relativa alle indagini.

Gli atti sono ora la vaglio del procuratore aggiunto Ennio Cilo, che nei prossimi giorni deciderà quali provvedimenti adottare e se notificare eventuali avvisi di conclusione delle indagini preliminari o inviti a comparire. Due, al momento, le persone iscritte nel registro degli indagati: Sergio Donadonibus, 67enne, e Giuseppe Botta, 52enne, rispettivamente liquidatore e direttore dei lavori della società “Intini Source”, che si è aggiudicata la gestione del parco per 18 anni. Le accuse ipotizzate nei loro confronti sono di abuso edilizio e deturpamento delle bellezze naturali. Al vaglio degli inquirenti eventuali irregolarità tra il piano d’interventi e la realizzazione dei lavori, e presunte violazioni dei vincoli paesaggistici.

Nel mirino della magistratura è finito anche l’appalto pubblico, da quasi 5 milioni di euro, per la gestione della Masseria Torcito, di proprietà della Provincia. A febbraio scorso gli uomini delle fiamme gialle si erano presentati negli uffici della Provincia per acquisire tutta la documentazione relativa al bando emesso dall’ente regionale per “la valorizzazione delle potenzialità turistiche della Masseria”. Atti che, secondo quanto emerso, sarebbero finiti nel fascicolo della Procura.

A dare avvio all’inchiesta l’esposto presentato da alcune associazioni ambientaliste sullo sbancamento di una parte dell’area del parco. Esposto che ha portato a due sequestri dell’area, datati rispettivamente 19 e 30 gennaio. Il primo sull’area sbancata, e poi spianata, di circa 2mila metri quadri, con intervento dei carabinieri della stazione di Bagnolo del Salento, realizzata attraverso la distruzione della roccia affiorante e l’estirpazione di vegetazione, in difformità rispetto alla concessione edilizia rilasciata. Il secondo su un’altra parte dell’area interessata dai lavori. 

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