Masseria Torcito: quattro richieste di condanna nell'inchiesta sugli illeciti

Le accuse ipotizzate nei loro confronti a vario titolo sono di abuso edilizio e deturpamento delle bellezze naturali, e falso

LECCE – Sono quattro le richieste di condanna formulate nell’ambito dell’inchiesta sui presunti abusi e illeciti legati alla masseria Torcito, condotta dagli uomini del corpo forestale dello Stato e del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Lecce, e coordinata dal procuratore aggiunto Ennio Cillo.

Un anno e sei mesi la pena chiesta per Sergio Donadonibus e nove mesi per Giuseppe Botta, rispettivamente liquidatore e direttore dei lavori della società “Intini Source”, che si è aggiudicata la gestione del parco per 18 anni; un anno e due mesi per Angelo Rocco Dongiovanni di Conversano, progettista dei lavori; e due anni e mezzo per Rocco Merico, dirigente del Servizio edilizia e patrimonio della Provincia di Lecce. Le accuse ipotizzate nei loro confronti a vario titolo sono di abuso edilizio e deturpamento delle bellezze naturali, e falso.

Nel mirino della magistratura è finito anche l’appalto pubblico, da quasi cinque milioni di euro, per la gestione della Masseria Torcito, di proprietà della Provincia. Gli uomini delle fiamme gialle si sono presentati negli uffici della Provincia per acquisire tutta la documentazione relativa al bando emesso dall’ente regionale per “la valorizzazione delle potenzialità turistiche della Masseria”. Atti che, secondo quanto merso, sarebbero finiti nel fascicolo della Procura.

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A dare avvio all’inchiesta l’esposto presentato da alcune associazioni ambientaliste sullo sbancamento di una parte dell’area del parco. Esposto che ha portato a due sequestri dell’area, il primo sull’area sbancata, e poi spianata, di circa duemila metri quadri, realizzata attraverso la distruzione della roccia affiorante e l’estirpazione di vegetazione, in difformità rispetto alla concessione edilizia rilasciata. Il secondo su un’altra parte dell’area interessata dai lavori.

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