Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Maxi ammanco dai conti dei clienti: nove anni e nove mesi a un ex assessore comunale

Emesso il verdetto d’appello nei riguardi di Cosimo Prete che in primo grado era stato condannato a 14 anni con l’accusa di essersi appropriato di ingenti somme di denaro al tempo in cui era responsabile della sala consulenze dell’ufficio postale di Parabita

Un momento della conferenza stampa il giorno degli arresti

PARABITA - Emesso il verdetto d’appello nel processo nato dall’inchiesta che vedeva come regista di un maxi raggiro l’ex assessore comunale Cosimo Prete, accusato di aver messo le mani sui conti postali dei clienti all’epoca in cui era responsabile dell’ufficio postale di Parabita.

La Corte d’appello di Lecce ha rivisto la sentenza di primo grado, riqualificando il reato di peculato in appropriazione indebita aggravata e stabilendo “il non doversi procedere” per alcuni capi d’imputazione per intervenuta prescrizione e assoluzione per altri. La condanna è così passata da 14 a 9 anni e 9 mesi di reclusione.

Alleggerita anche la pena nei riguardi di Andrea Cesarini, 45enne di Ladispoli, da 8 a 5 anni. Nessuno sconto invece per gli altri tre imputati, Marcolino Andriola, 53enne, di Cellino San Marco, Antonio Silvestri, 45 anni, e Luigi Cecere, 32, entrambi residenti a Casavatore, (in provincia di Napoli), nei riguardi dei quali sono state confermate le pene.

Le accuse mosse dall’inchiesta condotta nel 2014 dall’allora procuratore Cataldo Motta col sostituto Giovanni Gagliotta (nella foto un momento della conferenza stampa tenuta in Procura), con la polizia di Stato della sezione di polizia giudiziaria, erano di peculato, truffa aggravata, falsità materiale e riciclaggio.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Prete sarebbe stato responsabile di un’operazione illecita che aveva sottratto quasi un milione e mezzo di euro ad ignari correntisti: una donna residente in Calabria e titolare in un ingente conto e 14 cittadini di Parabita, in gran parte pensionati.

La sentenza ha confermato anche il risarcimento, in solido con Poste Italiane, nei riguardi delle parti civili, rappresentate dagli avvocati Luca Laterza, Walter Gravante, Francesca Conte, Laura Pisanello, Alessandro Greco, Marco Castelluzzo.

Prete era difeso dall’avvocato David dell’Atti, Cesarini dalla collega Elvia Belmonte.

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