Maxi inchiesta su furto di armi, corruzione e droga: tre richieste di patteggiamento

Tre richieste di patteggiamento, due imputati giudicati con il rito abbreviato e quattro rinviati a giudizio. Questo il verdetto dell’udienza preliminare relativa all’inchiesta scaturita dal furto avvenuto nella notte tra il 13 e il 14 luglio scorso nella caserma del Corpo forestale dello Stato a San Cataldo

LECCE – Tre richieste di patteggiamento, due imputati giudicati con il rito abbreviato e quattro rinviati a giudizio. Questo il verdetto dell’udienza preliminare relativa all’inchiesta scaturita dal furto avvenuto nella notte tra il 13 e il 14 luglio del 2014 nella caserma del Corpo forestale dello Stato a San Cataldo. Prima fu divelta l'inferriata di una finestra, poi l'intelaiatura della porta blindata e con la fiamma ossidrica fu creata una breccia nell’armadietto. In particolare furono sottratti due mitragliatori Beretta M12, quattro serbatoi, 200 cartucce 9x19 parabellum, un giubbetto e un casco antiproiettile e una placca di riconoscimento per ufficiali di polizia giudiziaria. Ad agire in quella calda notte d’estate, secondo le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo, guidati dal capitano Biagio Marro, sarebbero stati Ermanno Bianco, 42enne di Porto Cesareo (impiegato civile proprio del Corpo forestale); Angelo Buccarella, 45enne di Porto Cesareo; e Salvatore Conte, 48enne di Leverano, tutti accusati di furto pluriaggravato in concorso e detenzione e porto di armi da guerra e relativo munizionamento.

Per Bianco e Conte è stata avanzata una richiesta di patteggiamento rispettivamente a 4 anni e sei mesi e quattro anni. Buccarella, invece, ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato. La loro posizione sarà definita il prossimo 18 novembre dinanzi al gup Michele Toriello. Richiesta di patteggiamento a quattro anni anche per Antonio Boris Arcati, 35enne di Leverano, accusato di furto aggravato, ricettazione e detenzione abusiva di munizioni.

A giudizio è finito Fernando Aronne, 52 di Nardò, appuntato scelto dei carabinieri in servizio a Porto Cesareo all'epoca dei fatti. Il militare avrebbe, secondo l’ipotesi accusatoria, raccolto informazioni su un'auto, una Fiat Punto, per verificare se fosse in dotazione all'Arma dei carabinieri. L’ipotesi di reato sono di accesso abusivo a sistema informativo e corruzione per aver ricevuto da altri soggetti coinvolti nell’inchiesta una giara antica di terracotta e una carabina ad aria compressa (valore totale 100 euro).

Negli atti vi è poi una parte relativa al traffico di droga. Bianco e Buccarella sono accusati di aver ricevuto 10 grammi di cocaina (valore 650 euro) da Roberto Napoletano, 29enne di Squinzano già noto alle cronache e rinviato a giudizio. Avrebbero ceduto altri 10 grammi a Gianni Semerano, 34enne di Leverano (che sarà giudicato in abbreviato), per 700 euro. A giudizio sono finiti anche Kristian Rocchino Torsello, 38enne di Porto Cesareo e la moglie Melissa Romano. Il processo si aprirà il primo febbraio dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale.

Bianco è anche accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato e di falso ideologico per essersi appropriato di poco più di 900 euro, inducendo in errore l'Ufficio territoriale per la biodiversità marina di Martina Franca. In qualità di impiegato civile, in quel periodo (estate 2014) temporaneamente distaccato presso l'Isola dei Conigli di Porto Cesareo, avrebbe autocertificato falsamente sui fogli di servizio lo svolgimento dei turni, dal 4 agosto al 14 settembre. Un totale di 99 ore eseguite solo in parte.

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Arcati è assistito dall’avvocato Cosimo D'Agostino; Buccarella da Giancarlo Dei Lazzaretti; Bianco, Torsello e Romano da Stefano Prontera; Conte da Giuseppe Romano ed Elvia Belmonte; Aronne da Giuseppe Bonsegna; Napoletano da Luigi Rella e Antonio Savoia; Semerano da Pantaleo Cannoletta.

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