Cronaca

Maxi inchiesta su usura, i fratelli Persano restano in silenzio dinanzi al gip

Primi interrogatori in carcere per gli arrestati nell'operazione denominata "Twilight". Le indagini sono state condotte dai carabinieri

LECCE – Primi interrogatori nel carcere di Lecce per gli arrestati nell’operazione denominata “Twilight”. Le indagini, condotte dai carabinieri del comando provinciale di Lecce e coordinate dal sostituto procuratore della Dda Alessio Coccioli, hanno delineato l’esistenza di tre gruppi criminali strutturati non in forma verticale e verticistica, ma orizzontale, attraverso una sorta di spartizione del territorio e di gruppi contigui. I reati contestati a vario titolo sono: associazione di tipo mafioso e concorso esterno in associazione di tipo mafioso, finalizzati all’usura, all’estorsione aggravata, alle rapine, all’esercizio abusivo di attività finanziaria, al riciclaggio, alle truffe, allo sfruttamento della prostituzione, alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e altro.

Dinanzi al gup Cinzia Vergine, per l’interrogatorio di garanzia, sono comparsi i fratelli Stefano e Fabio Persano (assistiti dagli avvocati Francesco Spagnolo e Luigi Corvaglia) e Giuliano Persano, assistito dagli avvocati Benedetto Scippa e Maria Cristina Caracciolo. I tre, accusati di essere i promotori di un presunto gruppo mafioso attivo, tra l’altro, in materia di usura e abusivo esercizio di attività finanziaria, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Stessa strategia difensiva anche per Luigi Sparapane, 58enne di Galatina, assistito dall’avvocato Antonio Savoia.

Ha respinto ogni accusa, invece, rispondendo alle domande del giudice e chiarendo la propria posizione, Giacomo Mario Profilo, 67enne di Campi Salentina, assistito dall’avvocato Giuseppe Corleto. Anche Gianfranco Pati, 56enne di Monteroni, ha risposto alle domande del gip, spiegando di non aver mai prestato soldi con tassi usurari. Per lui l’avvocato Pantaleo Cannoletta depositerà a breve istanza di scarcerazione. Interrogati, infine, anche Mario Lagonigro, assistito dagli avvocati Federica Conte e Giorgio Giannaccari, e Massimo Paladini, 54 anni di Lecce, entrambi hanno negato ogni addebito. Alessandro Fago, 45enne di San Pietro Vernotico assistito dal'avvocato Ladislao Massari, è stato sentito per rogatoria dal gip di Brindisi, dinazi a cui ha respinto le accuse, chiarendo come siano stati scambiati per presunti affari illeciti semplici rapporti di lavoro, tra l'altro datati nel tempo. Gli interrogatori proseguiranno domani.

L’inchiesta nasce dalle ceneri di un’altra operazione, quella denominata Shylock (che ha portato a diverse condanne in primo e secondo grado). Dalle denunce presentate da un imprenditore vittima di usura, e dalle dichiarazioni rese da Alfredo Scardicchio, che ha deciso di collaborare dopo il suo arresto, nel 2011 si è sviluppata la nuova indagine. Più di un centinaio complessivamente gli indagati, tra loro anche anche sei funzionari di banca, quattro operanti nel leccese e due nel barese, indagati a vario titolo per concorso esterno in associazione mafiosa e concorso in riciclaggio. Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbero “indirizzato” le vittime verso gli usurai, consegnando il denaro necessario alla sopravvivenza delle attività commerciali attraverso gli esponenti delle associazioni criminali, omettendo di segnalare all’autorità giudiziaria le operazioni sospette.

Un centinaio le vittime emerse nel corso delle indagini, operanti in vari settori. Un giro d’affari stimato di milioni di euro, con tassi d’interesse annuo che oscillava attorno al 120 per cento. In alcuni casi, non potendo restituire il denaro ricevuto, i commercianti erano costretti a chiedere nuovi prestiti. Una spirale senza uscita.

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